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Alle radici dello Shaolin Quan


ALLE RADICI DELLO SHAOLIN QUAN

Intervista con il M° Liang Yiquan


Liang Yi Quan 梁以全


D: Maestro che cos’è lo Shaolin Quan?
R: Questa terra su cui appoggiate i piedi (lo Henan) è una terra antichissima, culla delle antiche dinastie cinesi ed ha dato i natali a molti maestri di arti marziali. Lo Shaolin Quan è diviso in molte parti. Una suddivisione classica del Wushu, delle arti marziali cinesi, è quella in Stili del Nord, perché a nord del Fiume Giallo e Stili del Sud perché a sud del fiume. In questa suddivisione lo Shaolin viene classificato come stile del nord, ma le cose non sono corrette. Gli stili del sud sono molto forti nelle braccia, quelli del nord nelle gambe, lo Shaolin quan è forte in entrambe. Gli stili del sud hanno un atteggiamento più raccolto e chiuso, ottenendo così una buona difesa, gli stili del nord sono più ampi privilegiando attacchi potenti e decisivi, ma lo Shaolin coltiva entrambe queste caratteristiche. Per questo motivo noi consideriamo lo Shaolin Quan come una terza scuola fra nord e sud, lo “stile centrale” come al centro stesso della Cina è questa terra, lo Henan, con il Songshan, la Montagna di Mezzo.
D: Maestro, ci ha parlato delle cose comuni dello Shaolin con il resto del Wushu, ma cosa invece lo distingue?
R: Anzitutto lo storia. Una storia di 1400 anni che ha il suo massimo splendore nella dinastia Tang, ed il tempio è stato sempre legato a questioni politiche e di difesa, come ad esempio nel 1500 quando 37 monaci difesero il sud della Cina dai giapponesi. Nessuna altra scuola vanta una simile tradizione. Poi la tecnica marziale: se lo shaolin comprende le tecniche del resto del wushu ha a sua volta un diverso modo di usare gli occhi, il corpo e le braccia. In tanta storia ed evoluzione lo Shaolin ha sviluppato 72 tipi di pugilato con le loro caratteristiche uniche, con più di 200 Taolu (kata-routine) diverse. In una vita se ne possono studiare e perfezionare solo una piccola parte, così che sono più maestri a continuare ed a preservare lo stile Shaolin, ma le caratteristiche di base sono comunque le stesse.
D: Può spiegarci meglio queste caratteristiche comuni?
R: Anzitutto l’uso dello sguardo! Derivato dai principi buddhisti e della meditazione. Altri stili si concentrano sulle mani, sugli arti o sull’arma che offende o in un punto sfocato d’insieme, lo Shaolin invece guarda sempre e solo negli occhi l’avversario. E ci si esercita a non guardare mai il punto dove colpire. In questo modo si possono percepire le intenzioni dell’avversario e tenere nascoste le proprie. Il primo combattimento dello Shaolin è un combattimento di sguardo e d’intenzione, un combattimento di spirito.
(a questo punto il maestro elenca come caratteristiche preziose dello Shaolin Quan la teoria delle “Sei Armonie” tre esterne di connessione del corpo e tre interne di connessione delle energie sottili e dello spirito. Ce le rivela nel dettaglio come un importante segreto, ma noi le conoscevamo già dalla pratica del Taiji Quan. Per cortesia non glielo abbiamo detto, ma la cosa ha fatto pensare sulla cultura comune delle arti marziali cinesi)
D: In questi giorni stiamo studiando con lei Da Hong Quan, il pugilato della Grande Superficie, del Grande Flusso, che presenta peculiarità diverse dagli altri tipi di Shaolin, ce ne può parlare?
R: Tipi di Shaolin, come Xiao Hong Quan, boxe della Piccola Superfice o Lo Han Quan, Boxe del Bodhisatva, sono originari del tempio, mentre altri metodi sono stati creati da maestri che vivevano in questa zona, Lo Shaolin Quan non è solo un prodotto del tempio, ma dalla storia stessa di questo luogo. La sequenza di Dahong che state studiando fu creata dalla mia famiglia, dai miei antenati, ma nello Shaolin non diamo mai nomi di persona agli stili, come invece fanno altre scuole di wushu.
D: Questo da un punto di vista storico, ma da un punto di vista tecnico? Abbiamo visto una grossa differenza con Lo Han Quan ad esempio.
R: In Da Hong Quan le posizioni raccolte sono principalmente Shebu (con ambedue i piedi appoggiati) e raramente Ding Bu (con un piede puntato) questo per effettuare una spazzata nel momento della difesa; i colpi di palmo partono con il dorso e ruotano solo all’ultimo momento, similmente i colpi con la punta delle dita partono come un pugno e si apre la mano solo all’ultimo momento; l’esplosività della rotazione dell’anca, molto marcata in Da Hong, coincide con questo momento in cui la mano ruota o si apre. Dal rilassamento nasce la velocità, dalla velocità nasce la potenza, la potenza è anche determinata dalla giusta contrazione del corpo nel momento dell’impatto. In Da Hong subito dopo questo momento l’arto che colpisce si richiama, non rimane disteso, per evitare le leve articolari e per non scoprire il proprio centro. A differenza di Lo Han, Da hong ha un ritmo costante che può portare il cuore a superare le 200 pulsazioni al minuto.
D: Maestro la ringraziamo della sua disponibilità.
R: L’allenamento al Da Hong Quan sviluppa la forza e la potenza, ma è molto importante anche per fare cose che non necessitano così tanta forza. Non dimenticate Da Hong!

21 Agosto 1988, tempio di Shaolin.

P.S. Avevo 25 anni quando il maestro rilasciò questa intervista. Ebbi molta difficoltà nello studiare Da Hong Quan perché costruiva abilità molto diverse da quelle che avevo sviluppato fino a quel momento, tuttora non lo sopporto, ma non ho mai smesso di praticarlo e so che, come diceva il maestro, in tutto questo tempo ha migliorato il resto del mio Gongfu.
Quello che ci viene bene ci tonifica e rafforza, ma ciò in cui troviamo difficoltà ci migliora.

Dante Basili


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La rana nel pozzo


Rana pozzo

Jing Di Zhi Wa "La rana sul fondo del pozzo"
Ogni anno scrivo un augurio per gli amici della scuola Libertao.
Una lettera aiuta ad essere vicini anche quando non è possibile esserlo fisicamente.
Rileggendola ho pensato che potrebbe interessare tutti i praticanti e la condivido anche qui
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"E' importante che la nostra pratica marziale porti all'apertura ed alla condivisione. Quando la conoscenza diventa certezza il rischio è che si trasformi in prigione.
E' ben spiegato nel detto
坐井观天 "Zuo Jing Guan Tian" Seduti in fondo al pozzo guardando il cielo, o meglio ancora 井底之蛙 "Jing Di Zhi Wa" La rana sul fondo del pozzo. Indicano, nella lingua cinese, una mentalità ristretta: colui che sta seduto in fondo al pozzo vede solo una piccola porzione di cielo e nella sua arroganza la ritiene la verità assoluta. E, come la rana della leggenda che vive nel fondo del pozzo, così le persone arroganti sono aggressive e gracchiano al cielo, totalmente inconsapevoli della propria limitatezza.
Le Arti Marziali più di altre arti possono indurre all'arroganza, per questo è bello armonizzarsi praticando con il sorriso.
La rana sul fondo del pozzo è anche una metafora della condizione umana: la luce che i nostri occhi vedono è solo una piccola porzione dello spettro luminoso, i suoni che le nostre orecchie odono sono solo una piccola porzione delle onde sonore, la realtà che riusciamo a misurare e quantificare è solo una piccola porzione della realtà e le nostre opinioni in merito ad un argomento sono solo i risultati di una esperienza soggettiva che non comprende la vastità del cielo. Il concetto di "Uomo Santo" taoista e di "Risvegliato" buddhista è proprio invece della condizione di colui che, sapendo di non sapere, è conscio della grandezza del cielo: una piccola rana che, con immensa fatica è salita su, fino ai bordi del pozzo.
E si è meravigliata della vastità dell'oceano."

Dante Basili
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Indovinelli: informazioni e chiarimenti


Alcune informazioni e chiarimenti sugli indovinelli che pubblico sul profilo FB.
Si tratta di un gioco sociale: elaboro un indovinello con tre definizioni, partendo da un argomento-soluzione, prima ci lavoriamo in famiglia o con amici, poi pubblico sul profilo FB. La soluzione di partenza è solo un riferimento, l'interessante è quello che può "passare attraverso" le tre definizioni con il filtro delle singole personalità. Un lavoro comune che quasi sempre arricchisce tutti, anche me. Quando qualcuno "indovina" la soluzione di partenza gliela comunico privatamente. Lascio passare tre giorni e poi riunisco il tutto e pubblico un unico elaborato con la e le Soluzioni.
FB non è adatto per questa attività di collaborazione e di sintesi, attività che richiedono "tempo", perché favorisce la rapidità, la polarizzazione ed il conflitto. Ma è questo il bello: forzare il mezzo per farne qualcosa di migliore. E per questo ringrazio ogni volta tutti del tempo dedicato, la merce più preziosa che abbiamo.
Per quanto mi riguarda trovo quasi sempre le soluzioni "alternative" più di spessore di quella da cui sono partito per costruire l'indovinello. E questo è significativo.
Sono un insegnante quindi è chiaro che metta enfasi sulla soluzione di partenza, a scopo didattico, ed a volte il tutto può sembrare pedante. Ma il focus è il costruire una comunicazione, etimologicamente un mettere in comune, nella quale il risultato sia più della somma delle parti. La sfida dell'indovinello è un motore che può portare lontano.
A proposito di alcuni malintesi: non scarto nessun intervento e non scelgo "solo" alcune soluzioni! Escludo solo le provocazioni o le soluzioni che non "stanno al gioco", cioè che non corrispondono a una "ragionevole" descrizione delle tre definizioni. Capita, quando vi siano soluzioni uguali, ma espresse diversamente, di riunirle in una unica. Dopo i tre giorni pubblico l'elaborato con le soluzioni senza più prendere in considerazione nuovi interventi. E' un motivo pratico: in genere pubblicazione, interazione ed elaborato richiedono dalle 9 alle 13 ore di lavoro. Una volta chiuso non ci ritorno più sopra
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In questa data siamo a più di cinquanta indovinelli in quasi due anni di gioco.

Dante Basili
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Pulci, indovinelli e postverità.



Pulce acqua, fillopode


Nelle acque dolci d’Europa vivono circa novanta specie di fillopodi, conosciuti come “pulci d’acqua”. Per la maggioranza si nutrono di alghe microscopiche ed a sua volta sono un importante alimento per i pesci che in questo modo possono usufruire anche delle proprietà nutritive delle alghe. Le pulci d’acqua sono crostacei molto piccoli, spesso inferiori al millimetro e si possono apprezzare nei particolari solo al microscopio, come in queste foto nelle quali sono state ingrandite cento volte.
Per un singolare effetto di Pareidolia quando questi piccoli organismi vengono osservati dall’alto o dal basso sembrano riprodurre un volto umano. L’Effetto scompare quando invece sono visti di lato. La Pareidolia è una tendenza istintiva e automatica, inconscia, a trovare strutture ordinate e forme familiari nelle immagini. Tipiche sono le figure che si scorgono nelle nuvole o i volti fra le rocce dei paesaggi. Il nostro cervello può fare la stessa cosa anche con i suoni come può capitare ai madrelingua tonali (cinese, thai e molte lingue subshariane) dove rumori come il soffio del vento o il frusciare delle foglie possono veicolare precisi messaggi verbali o musicali.
La stessa “creatività” accade anche nell’elaborazione dei ricordi, come ben sa chi si occupa di testimonianze forensi.
In sostanza tendiamo a percepire la realtà non in maniera oggettiva, ma attraverso il filtro delle nostre predisposizioni, conscie ed inconsce.
Portiamo occhiali con lenti colorate anche quando siamo convinti di non averli.
E’ quello che oggi viene chiamato “post verità” e se ne fa un uso spesso negativo, come nelle “polarizzazioni” sui social dove si cerca solo la conferma delle proprie idee e il disprezzo per chi non è del clan.
Eppure questa qualità “proiettiva” della mente umana da sempre può essere usata anche per incontrarsi ed arrichirsi a vicenda: la Tua verità può far diventare più vera anche la Mia. E’ quello che nel piccolo stiamo facendo, da quasi due anni sul mio profilo FB, con gli indovinelli: cercare una soluzione che corrisponda alle tre definizioni e condividerla con gli altri. La “soluzione” con cui si è costruito l’indovinello c’è, è reale, ma spesso è meno importante e di spessore delle soluzioni “altre”.

Dante Basili

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L'Uccello esperto



Astore falco

Quando nelle arti marziali diciamo 宿鸟投林 Suniao Toulin, l'Uccello Esperto si Getta fra i Rami, intendiamo questo!
La capacità di essere determinati senza perdere quella di saper cambiare.
Esattamente come fa l'Astore quando sfreccia nel bosco: lo sguardo è fisso sulla preda, ma tutto il suo corpo può cambiare e trasformarsi per passare fra i rami.
Nelle arti marziali è una cosa pratica: quando una tecnica ha questo nome, come ad esempio in un affondo di Spada Taiji, significa che il colpo, pur essendo rettilineo, fino all'ultimo momento ha la capacità di cambiare direzione. "Non come un colpo di cannone, ma come un moderno missile che insegue il bersaglio" soleva dire un mio maestro.
Ma nella vita questa espressione ha un significato più vasto.
宿 Su possiamo tradurlo anche come veterano, vecchio, colui che ha passato la notte. Come a ricordare che il saper cambiare efficacemente non è certo prerogativa dell'impeto giovanile, ma dell'esperienza dell'adulto.
Vi sono persone che amano fare chiasso, forse perché hanno la sensazione così di venire ascoltate, e quindi di esistere, ma sono persone fragili che crollano alla prima vera notte della vita. Persone devastate dal primo accidente o dalla prima malattia grave. Chi invece ha passato la notte e ne è sopravvissuto apprezza il silenzio, ma negli occhi grida la vita e sa che cambiare è meglio che spezzarsi.
Come l'Astore che si getta fra i rami.

Dante Basili
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