SCUOLA TIANDIHE

Arti Marziali, Musica e Meditazione

Video Didattici



VIDEO DIDATTICI
DELLA SCUOLA TIANDIHE



Finalmente il video didattico di Bastone Shaolin in coppia, realizzato insieme al M°Murru Delio. Un condensato dei nostri trenta anni di studio e perfezionamento di questa sequenza che abbiamo studiato al tempio di Shaolin nel 1988. Allora veniva insegnata insieme alla Taolu “Shaolin Yin Shougun” bastone di Shaolin con le mani tenute ad Yin; allo scopo di tramandare oltre alle tecniche anche i principi applicativi del bastone. Oggi sembra che venga insegnata solo la Taolu senza la sequenza in coppia. Riteniamo quindi si tratti di una gemma preziosa e rara, dello Shaolin e di tutto il Gongfu.



Dal 2009 documento su YouTube i seminari e gli eventi della scuola Tiandihe con video sintetici e rappresentativi.
In archivio sono rimaste anche le riprese integrali di alcuni eventi, come ad esempio il il seminario di TANG LANG 14 Pugni, Cremona (con il M° Stefano Danesi) Giugno 2016; Il Seminario di TAIJI CHEN TUI SHOU I° Tui Shou tipici dello stile Chen - Aprile 2016, Il seminario di MCC La Moxa Novembre 2016 e l’evento SHOUBO E TAIJI IV° PARIGI Quarto incontro Internazionale di Parigi Dicembre 2014.

Per ricevere la lista completa del materiale in archivio scrivetemi
M° Dante Basili dante.basili@gmail.com

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La Vita sulla Terra


Food chain
"La luce solare è la sorgente primaria di tutta l'energia biologica. Le piante ricaricano la molla della vita producendo materiali nutritivi non solo per se stesse, ma anche per tutti gli altri organismi che vivono sulla terra. Gli animali si procurano la loro energia di seconda mano, mangiando le piante, oppure di terza, mangiando altri animali. Infine organismi quali funghi e batteri completano il ciclo nutrendosi dell'energia immagazzinata nelle grandi molecole organiche delle piante a animali morti.
Il pianeta Terra può mantenere la vita solo finché continua a ricevere energia solare."
E.O.Wilson

Ci feci un indovinello tempo fa. Wilson spiega questa meraviglia come solo lui sa fare.
Dante Basili
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Cantato e Parlato




"Se è vero che le prime forme di linguaggio consistevano essenzialmente di note, capirete perchè, per gli uomini primitivi, capire la musica rappresentava un enorme vantaggio evolutivo."
Victor Grauer- Genetista e musicologo
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Luce e Tenebra




Con il bellissimo controller costruito dal liutaio Turoni Marcello. Non solo sensibile al tatto, come in questo caso, ma anche alle frequenze luminose. bellissimo lasciarlo sul tavolo e farlo suonare da un raggio di Sole che passa dalla finestra. Minime fluttuazioni, impercettibili agli occhi, generano diverse note. Se poi passa una nuvola...
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Il Carattere Albero


Mu

Come si vede (qui sopra) nello stile antico 小篆 Xiaozhuan o del "piccolo sigillo" il pittogramma Albero era disegnato sia con le radici che con i rami. Quando successivamente si dovette fare la scelta di semplificare si decise di ridurre i rami e lasciare le radici, come nel carattere attuale Mu. E' una scelta importante e caratteristica della cultura cinese: ciò che non si vede è più importante di ciò che si vede! Anche se l'albero perde le foglie o viene potato, se le radici sono forti, germoglierà ancora.
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Estrarre Olio Essenziale



Alcune indicazioni base per chi si cimenta per la prima volta nell'estrazione: già a 80 gradi si liberano nell'aria aromi che possono essere tossici, quindi arieggiare bene la stanza e resistere alla tentazione di "odorare" tutto quello che sta accadendo. Il fuoco iniziale deve essere "gagliardo" come consigliavano gli alchimisti, quindi raggiunti i 100 gradi in caldaia comincia un fuoco di mantenimento "costante e leggero" (come dicevano i vecchi taoisti a proposito della sessualitàWinking L'intensità del fuoco comunque varia a seconda della grandezza dell'alambicco. Se non si possiede un estrattore a sfioramento si può tranquillamente raccogliere l'olio essenziale con una siringa, visto che galleggia sull'acqua, meglio per questo utilizzare un cilindro graduato. Nella prima ora si estrae la maggior parte di olio essenziale e per questo chi lo produce industrialmente si ferma qui: troppi i costi (in termini di calore e tempo) per continuare l'estrazione. Chi invece "ama" quest'arte continua la distillazione anche per otto ore, e la differenza si sente nelle sottili sfumature dell'odore. Io ho trovato un compromesso costi beneficio in quattro ore di distillazione. Enorme è la quantità di acqua che si utilizza per il raffreddamento, c'è chi la ricicla nell'orto o convogliandola in uno stagno; personalmente ho optato per una efficiente pompa da acquario che manda in circolo sempre la stessa acqua raffreddata in un secchio con bottiglie preventivamente ghiacciate. L'acqua è preziosa! L'Olio Essenziale appena estratto ha un pessimo odore, diventa celestiale dopo del tempo, come il vino 1f642Happy Feci l'errore anni fa di gettare sia l'idrolato che l'olio essenziale di una grossa raccolta di camomilla perchè aveva un odore pestilenziale e temevo di aver sbagliato qualcosa. Mia madre ne tenne di nascosto qualche boccetta. Un anno dopo da quelle boccete superstiti emanava un odore paradisiaco ed io piansi 1f642Happy
Buona alchimia a tutti
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Lavanda
Importante per l'estrazione dell'olio essenziale di lavanda utilizzare anche i gambi e non solo le sommità fiorite. Sono ricchi anche loro di essenza

Estrattore
A sinistra la colonna di estrazione che riceve il vapore da una pentola dedicata (al centro) A destra il separatore

Separatore
Separatore a Sfioramento: una vera e propria genialità del mondo antico. Sfrutta il fatto che l'olio essenziale galleggia sopra l'acqua e quindi è possibile separare automaticamente l'acqua aromatica (beker a sx) dall'olio essenziale (cilindro graduato a dx)


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O Virtus



O virtus Hidegard

O VIRTUS SAPIENTIE. Le risonanze fra S. Ildegarda ed il Taoismo sono molte. Anche per la santa del Reno l’Essenza della Sapienza non è erudizione, non è accumulo, ma qualcosa che avvolge compenetrando “circuiens circuisti” ogni cosa. Ma ancor di più per Ildegarda la Virtù della Sapienza è “una Via che ha Vita”. Questa qualità si esprime attraverso tre emanazioni, tre Ali: una vola in alto, una trasuda dalla terra e la terza congiunge ogni cosa volando ovunque. E questa bellezza, questa meraviglia, questa Sapienza vivente, una e trina, chiede di essere lodata, riconosciuta, celebrata.
Nella musica Ildegarda esprime molto bene tutto ciò in maniera più efficace che con le sole parole: Il lungo vocalizzo “O” iniziale ha sia la potenza dello Om orientale che la dolcezza di un richiamo d’amore; le note acute ribattute di “comprehendendo” donano la profonda percezione di come questa “essenza” sia ovunque, come un abbraccio; L’Ala che vola in alto è accompagnata da note acutissime, quella che trasuda dalla Terra da note gravi mentre l’armonia dell’Ala centrale si dispiega con note che, personalmente, mi fanno sorridere di gioia ogni volta che canto questa canzone. La Sapienza di cui Lei parla sembra la sapienza dell’umiltà: cammina insieme alla gioia ed alla gratitudine.

Dante Basili
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La Rana e Zhuangzi


Rana Zhuang zi


Il detto cinese “la rana sul fondo del pozzo” che indica una persona dal pensiero limitato è anche una favola per bambini scritta in tante versioni, ma l’aneddoto originale è nel capitolo diciassette del Zhuangzi: Acque d’Autunno.
Il capitolo diciassette, uno dei più belli di questo classico del Taoismo, è dedicato alla difficoltà che l’Essenziale ha nel comunicare con il Non Essenziale.
Il Non Essenziale accumula ed ha il suo fondamento sull’erudizione, l’Essenziale toglie e sfronda ed ha il suo fondamento sull’esperienza.
All’inizio del capitolo è il dialogo fra due spiriti, uno è lo spirito del Fiume Giallo e l’altro è lo spirito del Mare del Nord: lo spirito del Fiume, pur sentendosi vastissimo conosce la vera immensità solo quando finalmente giunge al Mare, si sente profondamente grato e solo ora è in grado di comprendere il Dao.
“Alla rana del pozzo” dice lo spirito del Mare al Fiume “non si può parlare del mare perché è circoscritta dal suo buco, all’insetto estivo non si può parlare dell’inverno perché è limitato dalla sua breve vita, a un uomo colto non si può parlare del Dao perché è invischiato della sua erudizione. Ora che sei uscito dalle tue rive ed hai visto il Mare capisci di cosa sei fatto e ti si può parlare dei grandi principi.”
L’aneddoto della rana che segue si inserisce in una cornice che spiega come un famoso letterato sofista dell’epoca non riesca a comprendere e, anzi, rimanga profondamente turbato dal suo incontro con lo stesso Zhuangzi.
Curiosa la Tartaruga del Mare si sporge sull’orlo del pozzo per guardarvi all’interno. Dal fondo giunge la voce della rana che, sempre così bisognosa di cantare, parlare e gracchiare, comincia ad elencare le innumerevoli bellezze del suo vasto regno lì, sul fondo del pozzo. Né granchi né girini possono godere quello che lei gode ed invita la tartaruga a scendere nel pozzo per accertarsi di persona. Con cortesia la tartaruga si accinge alla discesa, ma (fortuna per lei) una zampa le rimane impigliata nella fessura di una pietra. Non potendo così scendere comincia a parlare dall’alto del pozzo alla rana. Le comunica qualcosa che conosce molto bene: le parla della grandezza del Mare, della sua casa, del suo luogo di origine.
In molte favole la rana ringrazia la tartaruga, in altre addirittura la rana riesce a scalare risalendo il pozzo e viene accompagnata dalla tartaruga a conoscere di persona il Mare. Ma nella versione originale di Zhuangzi alle parole della tartaruga la rana prova un grande spavento e quasi perde i sensi.
Chi accumula diventa pesante ed ha il terrore della leggerezza.

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Alle radici dello Shaolin Quan


ALLE RADICI DELLO SHAOLIN QUAN

Intervista con il M° Liang Yiquan


Liang Yi Quan 梁以全


D: Maestro che cos’è lo Shaolin Quan?
R: Questa terra su cui appoggiate i piedi (lo Henan) è una terra antichissima, culla delle antiche dinastie cinesi ed ha dato i natali a molti maestri di arti marziali. Lo Shaolin Quan è diviso in molte parti. Una suddivisione classica del Wushu, delle arti marziali cinesi, è quella in Stili del Nord, perché a nord del Fiume Giallo e Stili del Sud perché a sud del fiume. In questa suddivisione lo Shaolin viene classificato come stile del nord, ma le cose non sono corrette. Gli stili del sud sono molto forti nelle braccia, quelli del nord nelle gambe, lo Shaolin quan è forte in entrambe. Gli stili del sud hanno un atteggiamento più raccolto e chiuso, ottenendo così una buona difesa, gli stili del nord sono più ampi privilegiando attacchi potenti e decisivi, ma lo Shaolin coltiva entrambe queste caratteristiche. Per questo motivo noi consideriamo lo Shaolin Quan come una terza scuola fra nord e sud, lo “stile centrale” come al centro stesso della Cina è questa terra, lo Henan, con il Songshan, la Montagna di Mezzo.
D: Maestro, ci ha parlato delle cose comuni dello Shaolin con il resto del Wushu, ma cosa invece lo distingue?
R: Anzitutto lo storia. Una storia di 1400 anni che ha il suo massimo splendore nella dinastia Tang, ed il tempio è stato sempre legato a questioni politiche e di difesa, come ad esempio nel 1500 quando 37 monaci difesero il sud della Cina dai giapponesi. Nessuna altra scuola vanta una simile tradizione. Poi la tecnica marziale: se lo shaolin comprende le tecniche del resto del wushu ha a sua volta un diverso modo di usare gli occhi, il corpo e le braccia. In tanta storia ed evoluzione lo Shaolin ha sviluppato 72 tipi di pugilato con le loro caratteristiche uniche, con più di 200 Taolu (kata-routine) diverse. In una vita se ne possono studiare e perfezionare solo una piccola parte, così che sono più maestri a continuare ed a preservare lo stile Shaolin, ma le caratteristiche di base sono comunque le stesse.
D: Può spiegarci meglio queste caratteristiche comuni?
R: Anzitutto l’uso dello sguardo! Derivato dai principi buddhisti e della meditazione. Altri stili si concentrano sulle mani, sugli arti o sull’arma che offende o in un punto sfocato d’insieme, lo Shaolin invece guarda sempre e solo negli occhi l’avversario. E ci si esercita a non guardare mai il punto dove colpire. In questo modo si possono percepire le intenzioni dell’avversario e tenere nascoste le proprie. Il primo combattimento dello Shaolin è un combattimento di sguardo e d’intenzione, un combattimento di spirito.
(a questo punto il maestro elenca come caratteristiche preziose dello Shaolin Quan la teoria delle “Sei Armonie” tre esterne di connessione del corpo e tre interne di connessione delle energie sottili e dello spirito. Ce le rivela nel dettaglio come un importante segreto, ma noi le conoscevamo già dalla pratica del Taiji Quan. Per cortesia non glielo abbiamo detto, ma la cosa ha fatto pensare sulla cultura comune delle arti marziali cinesi)
D: In questi giorni stiamo studiando con lei Da Hong Quan, il pugilato della Grande Superficie, del Grande Flusso, che presenta peculiarità diverse dagli altri tipi di Shaolin, ce ne può parlare?
R: Tipi di Shaolin, come Xiao Hong Quan, boxe della Piccola Superfice o Lo Han Quan, Boxe del Bodhisatva, sono originari del tempio, mentre altri metodi sono stati creati da maestri che vivevano in questa zona, Lo Shaolin Quan non è solo un prodotto del tempio, ma dalla storia stessa di questo luogo. La sequenza di Dahong che state studiando fu creata dalla mia famiglia, dai miei antenati, ma nello Shaolin non diamo mai nomi di persona agli stili, come invece fanno altre scuole di wushu.
D: Questo da un punto di vista storico, ma da un punto di vista tecnico? Abbiamo visto una grossa differenza con Lo Han Quan ad esempio.
R: In Da Hong Quan le posizioni raccolte sono principalmente Shebu (con ambedue i piedi appoggiati) e raramente Ding Bu (con un piede puntato) questo per effettuare una spazzata nel momento della difesa; i colpi di palmo partono con il dorso e ruotano solo all’ultimo momento, similmente i colpi con la punta delle dita partono come un pugno e si apre la mano solo all’ultimo momento; l’esplosività della rotazione dell’anca, molto marcata in Da Hong, coincide con questo momento in cui la mano ruota o si apre. Dal rilassamento nasce la velocità, dalla velocità nasce la potenza, la potenza è anche determinata dalla giusta contrazione del corpo nel momento dell’impatto. In Da Hong subito dopo questo momento l’arto che colpisce si richiama, non rimane disteso, per evitare le leve articolari e per non scoprire il proprio centro. A differenza di Lo Han, Da hong ha un ritmo costante che può portare il cuore a superare le 200 pulsazioni al minuto.
D: Maestro la ringraziamo della sua disponibilità.
R: L’allenamento al Da Hong Quan sviluppa la forza e la potenza, ma è molto importante anche per fare cose che non necessitano così tanta forza. Non dimenticate Da Hong!

21 Agosto 1988, tempio di Shaolin.

P.S. Avevo 25 anni quando il maestro rilasciò questa intervista. Ebbi molta difficoltà nello studiare Da Hong Quan perché costruiva abilità molto diverse da quelle che avevo sviluppato fino a quel momento, tuttora non lo sopporto, ma non ho mai smesso di praticarlo e so che, come diceva il maestro, in tutto questo tempo ha migliorato il resto del mio Gongfu.
Quello che ci viene bene ci tonifica e rafforza, ma ciò in cui troviamo difficoltà ci migliora.

Dante Basili


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La rana nel pozzo


Rana pozzo

Jing Di Zhi Wa "La rana sul fondo del pozzo"
Ogni anno scrivo un augurio per gli amici della scuola Libertao.
Una lettera aiuta ad essere vicini anche quando non è possibile esserlo fisicamente.
Rileggendola ho pensato che potrebbe interessare tutti i praticanti e la condivido anche qui
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"E' importante che la nostra pratica marziale porti all'apertura ed alla condivisione. Quando la conoscenza diventa certezza il rischio è che si trasformi in prigione.
E' ben spiegato nel detto
坐井观天 "Zuo Jing Guan Tian" Seduti in fondo al pozzo guardando il cielo, o meglio ancora 井底之蛙 "Jing Di Zhi Wa" La rana sul fondo del pozzo. Indicano, nella lingua cinese, una mentalità ristretta: colui che sta seduto in fondo al pozzo vede solo una piccola porzione di cielo e nella sua arroganza la ritiene la verità assoluta. E, come la rana della leggenda che vive nel fondo del pozzo, così le persone arroganti sono aggressive e gracchiano al cielo, totalmente inconsapevoli della propria limitatezza.
Le Arti Marziali più di altre arti possono indurre all'arroganza, per questo è bello armonizzarsi praticando con il sorriso.
La rana sul fondo del pozzo è anche una metafora della condizione umana: la luce che i nostri occhi vedono è solo una piccola porzione dello spettro luminoso, i suoni che le nostre orecchie odono sono solo una piccola porzione delle onde sonore, la realtà che riusciamo a misurare e quantificare è solo una piccola porzione della realtà e le nostre opinioni in merito ad un argomento sono solo i risultati di una esperienza soggettiva che non comprende la vastità del cielo. Il concetto di "Uomo Santo" taoista e di "Risvegliato" buddhista è proprio invece della condizione di colui che, sapendo di non sapere, è conscio della grandezza del cielo: una piccola rana che, con immensa fatica è salita su, fino ai bordi del pozzo.
E si è meravigliata della vastità dell'oceano."

Dante Basili
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Indovinelli: informazioni e chiarimenti


Alcune informazioni e chiarimenti sugli indovinelli che pubblico sul profilo FB.
Si tratta di un gioco sociale: elaboro un indovinello con tre definizioni, partendo da un argomento-soluzione, prima ci lavoriamo in famiglia o con amici, poi pubblico sul profilo FB. La soluzione di partenza è solo un riferimento, l'interessante è quello che può "passare attraverso" le tre definizioni con il filtro delle singole personalità. Un lavoro comune che quasi sempre arricchisce tutti, anche me. Quando qualcuno "indovina" la soluzione di partenza gliela comunico privatamente. Lascio passare tre giorni e poi riunisco il tutto e pubblico un unico elaborato con la e le Soluzioni.
FB non è adatto per questa attività di collaborazione e di sintesi, attività che richiedono "tempo", perché favorisce la rapidità, la polarizzazione ed il conflitto. Ma è questo il bello: forzare il mezzo per farne qualcosa di migliore. E per questo ringrazio ogni volta tutti del tempo dedicato, la merce più preziosa che abbiamo.
Per quanto mi riguarda trovo quasi sempre le soluzioni "alternative" più di spessore di quella da cui sono partito per costruire l'indovinello. E questo è significativo.
Sono un insegnante quindi è chiaro che metta enfasi sulla soluzione di partenza, a scopo didattico, ed a volte il tutto può sembrare pedante. Ma il focus è il costruire una comunicazione, etimologicamente un mettere in comune, nella quale il risultato sia più della somma delle parti. La sfida dell'indovinello è un motore che può portare lontano.
A proposito di alcuni malintesi: non scarto nessun intervento e non scelgo "solo" alcune soluzioni! Escludo solo le provocazioni o le soluzioni che non "stanno al gioco", cioè che non corrispondono a una "ragionevole" descrizione delle tre definizioni. Capita, quando vi siano soluzioni uguali, ma espresse diversamente, di riunirle in una unica. Dopo i tre giorni pubblico l'elaborato con le soluzioni senza più prendere in considerazione nuovi interventi. E' un motivo pratico: in genere pubblicazione, interazione ed elaborato richiedono dalle 9 alle 13 ore di lavoro. Una volta chiuso non ci ritorno più sopra
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In questa data siamo a più di cinquanta indovinelli in quasi due anni di gioco.

Dante Basili
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Pulci, indovinelli e postverità.



Pulce acqua, fillopode


Nelle acque dolci d’Europa vivono circa novanta specie di fillopodi, conosciuti come “pulci d’acqua”. Per la maggioranza si nutrono di alghe microscopiche ed a sua volta sono un importante alimento per i pesci che in questo modo possono usufruire anche delle proprietà nutritive delle alghe. Le pulci d’acqua sono crostacei molto piccoli, spesso inferiori al millimetro e si possono apprezzare nei particolari solo al microscopio, come in queste foto nelle quali sono state ingrandite cento volte.
Per un singolare effetto di Pareidolia quando questi piccoli organismi vengono osservati dall’alto o dal basso sembrano riprodurre un volto umano. L’Effetto scompare quando invece sono visti di lato. La Pareidolia è una tendenza istintiva e automatica, inconscia, a trovare strutture ordinate e forme familiari nelle immagini. Tipiche sono le figure che si scorgono nelle nuvole o i volti fra le rocce dei paesaggi. Il nostro cervello può fare la stessa cosa anche con i suoni come può capitare ai madrelingua tonali (cinese, thai e molte lingue subshariane) dove rumori come il soffio del vento o il frusciare delle foglie possono veicolare precisi messaggi verbali o musicali.
La stessa “creatività” accade anche nell’elaborazione dei ricordi, come ben sa chi si occupa di testimonianze forensi.
In sostanza tendiamo a percepire la realtà non in maniera oggettiva, ma attraverso il filtro delle nostre predisposizioni, conscie ed inconsce.
Portiamo occhiali con lenti colorate anche quando siamo convinti di non averli.
E’ quello che oggi viene chiamato “post verità” e se ne fa un uso spesso negativo, come nelle “polarizzazioni” sui social dove si cerca solo la conferma delle proprie idee e il disprezzo per chi non è del clan.
Eppure questa qualità “proiettiva” della mente umana da sempre può essere usata anche per incontrarsi ed arrichirsi a vicenda: la Tua verità può far diventare più vera anche la Mia. E’ quello che nel piccolo stiamo facendo, da quasi due anni sul mio profilo FB, con gli indovinelli: cercare una soluzione che corrisponda alle tre definizioni e condividerla con gli altri. La “soluzione” con cui si è costruito l’indovinello c’è, è reale, ma spesso è meno importante e di spessore delle soluzioni “altre”.

Dante Basili

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L'Uccello esperto



Astore falco

Quando nelle arti marziali diciamo 宿鸟投林 Suniao Toulin, l'Uccello Esperto si Getta fra i Rami, intendiamo questo!
La capacità di essere determinati senza perdere quella di saper cambiare.
Esattamente come fa l'Astore quando sfreccia nel bosco: lo sguardo è fisso sulla preda, ma tutto il suo corpo può cambiare e trasformarsi per passare fra i rami.
Nelle arti marziali è una cosa pratica: quando una tecnica ha questo nome, come ad esempio in un affondo di Spada Taiji, significa che il colpo, pur essendo rettilineo, fino all'ultimo momento ha la capacità di cambiare direzione. "Non come un colpo di cannone, ma come un moderno missile che insegue il bersaglio" soleva dire un mio maestro.
Ma nella vita questa espressione ha un significato più vasto.
宿 Su possiamo tradurlo anche come veterano, vecchio, colui che ha passato la notte. Come a ricordare che il saper cambiare efficacemente non è certo prerogativa dell'impeto giovanile, ma dell'esperienza dell'adulto.
Vi sono persone che amano fare chiasso, forse perché hanno la sensazione così di venire ascoltate, e quindi di esistere, ma sono persone fragili che crollano alla prima vera notte della vita. Persone devastate dal primo accidente o dalla prima malattia grave. Chi invece ha passato la notte e ne è sopravvissuto apprezza il silenzio, ma negli occhi grida la vita e sa che cambiare è meglio che spezzarsi.
Come l'Astore che si getta fra i rami.

Dante Basili
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Ceratium hirundinella





Ceratium hirundinella


Ceratium hirundinella è un microrganismo acquatico che deve il nome al suo nuoto sinuoso ed aggraziato, come il volo di una rondine, una vera e propria armonia per gli occhi.
E’ un organismo unicellulare, cioè composto di una sola cellula ed è invisibile ad occhio nudo.
La struttura solida esterna di cellulosa è corazzata con tre o quattro corni, di cui quello apicale molto allungato, come gli altri Dinoflagelalti ha un solco centrale dove vibra il flagello più corto, il secondo flagello, molto lungo (a destra in basso appena percettibile nella foto) fuoriesce invece dalla corazza ed è quello che gli permette il nuoto.
Ceratium hirundinella è sia vegetale che animale: ha dei cromatofori giallo marroni che gli permettono la fotosintesi, cioè di ottenere energia direttamente dalla luce e può anche predare altri organismi emettendo propaggini di plasma che fuoriescono dai pori delle placche che compongono la corazza. Con uno pseudopodo, come quello di un’ameba, può inglobare grossi oggetti attraverso il solco centrale.
Non solo può cogliere il meglio dei due regni, quello vegetale e quello animale, ma può anche scegliere se replicarsi per via sessuale o per semplice divisione cellulare, asessuata.
Grande versatilità ed adattabilità di una sola cellula, di un organismo che esiste su questa Terra molto prima della comparsa dell’uomo.
L’esemplare della foto l’ho trovato in un laghetto vicino alla mia abitazione, ai piedi di un vecchio bosco, un laghetto pieno di diversità biologica, sia macroscopica, dai rettili agli anfibi alle libellule e, naturalmente, ricco anche di diversità microscopica.
La salute di un ecosistema si misura con questa “diversità”: più sono presenti solo poche specie, magari invasive, più l’ecosistema è malato e prossimo al collasso.
Un principio che sarebbe da applicare non solo in biologia.

Dante Basili
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Lemna minor


Lemna Ildegarda
Variante mediterranea dei componenti per l'Elisir di Lemna

Lemna minor. Per S. Ildegarda questo organismo è particolarmente ricco di Viriditas.
Così Ildegarda definisce la Viriditas: “Nessun albero vive senza questa forza, nessuna pietra può fare a meno della sua verdeggiante umidità, nessuna creatura è priva di questa proprietà. La stessa Eternità Vivente non può essere priva di questa forza che genera il verde.”
Spesso questa pianta acquatica, chiamata anche lenticchia d’acqua, è massiva in stagni e corsi d’acqua e la moderna ricerca le riconosce proprietà infiammatorie ed antireumatiche probabilmente dovute a composti simili alle prostaglandine. Ildegarda ne fa l’ingrediente principale di un suo famoso elisir utilizzato per il raffreddore, l’influenza e altre infezioni batteriche. Questo preparato viene utilizzato in alcune cliniche tedesche anche come profilassi dei tumori.
“Usata come coadiuvante, questa terapia rende più sopportabile la chemioterapia o agisce contro gli effetti secondari nocivi.”
Dr. W. Strehlow
Ildegarda dice di assumere l'elisir come prima ed ultima cosa della giornata: un bicchierino prima di colazione ed uno prima di andare a letto.
Personalmente faccio dei cicli di Elisir di Lemna anche quando non sto male, semplicemente per fare il pieno di VIriditas Happy

Dante Basili
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Il Grifone




Grifoni Pomposa
Abbazia di Pomposa

Dante Basili:
L'Albero della Vita che nutre tutti gli uccelli del cielo. I due grifoni che ne colgono i frutti rappresentano la duplice natura, al contempo umana e divina, dell'Essere.

Stefano Valbonesi: I grifoni rappresentano anche la triplicità della forza che manifesta la vita, la luce. Questi infatti sono un'essenza dell'acquila, del leone, e del toro. I grifoni sono appoggiati all'albero perfettamente dritto che possiede nove rami e due frutti dei quali si cibano. I sette rami superiori potrebbero rappresentare la forza dello Spirito o se vogliamo chiamarli in un altro modo i sette pianeti, Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna, forza che in noi dona la vita, ma che senza l'interazione della duplice potenza emanata dal Triplice Logos, rappresentata dai due animali dei Misteri, l'essere umano non può essere. Perchè parlo dell'essere umano? perchè la somma dei rami è 9 numero cabalistico dell'uomo. mentre i frutti che sono all'altezza del cuore, a forma di cuore sono quegli elementi solari che ci legano al centro, al sole, alla luce. I nove rami più i due frutti danno la cifra 11, il ciclo solare. Si potrebbe ancora parlare di questa pietra ma in un post mi sono spinto già oltre...Quante cose si possono leggere in un rosone di una chiesa medioevale, quante cose il simbolo espresso nell'arte può dirci, attraverso un linguaggio senza tempo che parla sempre al di là delle epoche all'anima di noi esseri umani che curiosi come bambini hanno voglia di scoprire il mondo che ci circonda ma soprattutto le profondità dell'essere.
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Omnis mundi creatura


"Omnis mundi creatura,
Quasi liber et pictura,
Nobis est in speculum."

"Ogni creatura del mondo è come un libro o un dipinto nel quale ci possiamo rispecchiare" scriveva poco dopo l'anno mille Alano di Lilla. Ed è così che gli scontri autunnali dei cervi o l'incredibile olfatto delle farfalle parlano anche di noi, delle nostre potenzialità e del nostro destino. Alano era fortemente influenzato dalle dottrine neoplatoniche, ermetiche ed alchemiche e sosteneva che l'uomo era un microcosmo e che il centro dell'universo era dovunque, in relazione al punto dal quale lo si osserva. Facendo parte del tutto la conoscenza del proprio Se profondo è anche quella di questo universo. "Perché dici che i pesci schizzano nell'acqua perché sono gioiosi?" Chiesero a Zhuangzi, ed egli rispose: "lo so dalla mia stessa gioia!"
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Tesla e ladro di Joule



Nei momenti di tranquillità amo meravigliarmi.
Si può affermare che nel fenomeno della risonanza e dell'induzione a distanza non vi sia niente di meraviglioso: semplici leggi fisiche, misurabili e dimostrabili.
Ma io non credo che queste siano caratteristiche esclusive delle onde, come quelle elettromagnetiche o quelle sonore.
L'aspetto "misurabile" di queste leggi sono come la sommità dell'iceberg che sporge al di sopra delle acque.
Penso che Risonanza ed Induzione siano principi universali che coinvolgono anche l'aspetto psichico, spirituale ed emotivo dell'essere umano.
Per questo ci gioco, mi meraviglio e condivido: non per il poco che comprendo, ma per l'immenso, al di sotto delle acque, che intuisco
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Dante Basili

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Cielo invernale

Cielo invernale

Foto scattata passeggiando per la Iola, una vecchia strada sterrata che congiunge Valdinoce con Piandispino. Guardando verso sud un tipico cielo stellato invernale: al centro le tre stelline, quasi perfettamente allineate, che formano la cintura di Orione, il mitico cacciatore. Se prolunghiamo una linea dalla cintura di Orione verso il basso ed a sinistra troviamo Sirio della costellazione del Cane Minore che accompagna Orione nella sua caccia. Sirio è la stella più luminosa di tutto il cielo e nelle regioni tropicali, dove è più alta sull'orizzonte, la sua luce è sufficiente a proiettare una percettibile ombra. Sirio scandiva il ritmo delle piene del Nilo, gli egiziani erigevano templi nella sua direzione ed ancora oggi i suoi giorni vengono chiamati i "giorni della canicola". Sempre partendo dalle tre stelline della cintura, ma questa volta andando verso destra e in alto troviamo Aldebaran, stella giallo arancio che riproduce accuratamente l'occhio del Toro. Della costellazione del toro fanno parte anche le Pleiadi, un ammasso di migliaia di stelle di cui sette visibili anche ad occhio nudo. In realtà delle "sette sorelle" solo sei sono ben distinguibili mentre la più debole, Merope, paga con la sua evanescenza l'affronto di aver sposato un mortale. Le Pleiadi sono l'oggetto più meraviglioso di tutto il cielo, spesso confuso con il Piccolo Carro a causa della sua forma e per gli aborigeni australiani le Pleiadi dominavano il "tempo del sogno" ed erano più importanti del Sole.
Vivere lontano dalla città comporta molti disagi, ma anche una grande ricchezza. E' una ricchezza, ed un profondo legame con le nostre radici, poter vedere un cielo come questo, così tanti giorni all'anno.
Ed è anche una buona compagnia nel buio della notte Happy
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Maestro o Artigiano?



Mi chiamano spesso Maestro e la cosa mi faceva piacere, perché in dialetto marchigiano “maestro” è l’appellativo che si dà a qualcuno che fa bene qualcosa. Molto simile al significato della parola
功夫 Gongfu in cinese. È maestro non semplicemente un falegname, ma un “buon” falegname, un buon fabbro, un buon intagliatore. Ed io cerco sempre di fare al meglio quello che faccio.
Però maestro si può riferire anche a “colui che conosce”, colui che sa e che ha una conoscenza completa. In questo senso io non sono certamente un maestro.
Amo le arti marziali, non solo quelle cinesi, ma non ne conosco né i confini né la profondità. Amo la comunicazione, non solo quella scritta, ma non ne conosco né i confini né la profondità. Amo la musica, no solo quella strumentale, ma non ne conosco né i confini né la profondità.
Quindi non sono maestro, di niente e di nessuno.
Al massimo sono un artigiano contento di condividere quel “poco" che sa.

Dante Basili
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Agitazione e quiete


In che modo posso diventare una persona meno nervosa e più calma?


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Dante Basili, Istruttore di Arti marziali, musicista e saggista.
Ha risposto il 13 di marzo


Qual’è la causa del “nervosismo” e cosa si intende per “calma”?
Comunque alcune indicazioni generali:
Anzitutto cercare un buon rapporto fra corpo e ambiente.
La maggior parte delle persone che si sentono nervose hanno uno squilibrio fra attività fisica ed attività psichica. Generalmente siamo nervosi perché mentalmente od emotivamente stressati. Il nervosismo dovuto invece a troppa attività fisica si cura semplicemente con il riposo.
Ecco quindi l’importanza di una sana attività fisica per equilibrare l’eccesso di attività psichica. In primis viene il rapporto con l’ambiente: abitiamo da 200.000 anni questo organismo, come Homo Sapiens, ma da solo 10.000 viviamo in quei bozzoli che chiamiamo città.
Appena possibile torniamo a casa, alla Madre che abbiamo lasciato.
Camminiamo nei boschi, camminiamo nei parchi, camminiamo sul lungomare e se non è possibile camminiamo almeno attorno a casa o attorno al quartiere. Camminiamo con regolarità ed ogni volta che ne abbiamo occasione ed in tutte le stagioni. Siamo organismi nati per camminare. Abbiamo colonizzato l’intero pianeta camminando. Tanto del nervosismo percepito è a causa del mismatch, del “disaccoppiamento” fra l’organismo fisico e l’ambiente in cui si è evoluto. Riappropriamoci, con il cammino, di questo rapporto.
Come seconda risorsa, per ritrovare questo equilibrio abbiamo le innumerevoli attività di palestra, senza però, vista la natura della domanda, cadere nell’eccesso: ideali sono le attività dolci come il Qigong, il Taiji Quan (porto l’acqua al mio mulino) lo Yoga, le meditazione dinamiche, le arti marziali interne e gli innumerevoli metodi e approcci non aggressivi creati negli ultimi decenni. Non ultima la danza, nelle sue versioni meno impegnative.
Sono solo indicazioni di massima e generiche, ad esempio per il nervosismo dovuto a conflitti affettivi potrebbe essere di primaria importanza consultarsi con una figura professionale piuttosto che andare in palestra od in pellegrinaggio, o meglio ancora cambiare vita.
Come dicono i versi di una canzone: “… e non bastano tranquillanti o terapie, ci vuole un’altra vita!”
La terza indicazione, forse la più importante, è cercare una “motivazione positiva” per coltivare la calma. Non basta affermare che il nervosismo fa male e quindi non si vuole essere nervosi. E’ un atteggiamento fallimentare, così come sono fallimentari le terribili immagini ed i moniti che accompagnano tutti i pacchetti di sigarette: sono di scarso aiuto per smettere di fumare! Siamo una specie neotenica, che ama il gioco, la scoperta, la sfida , l’ingegno. Per essere efficaci nel realizzare un proposito bisogna trovarvi una motivazione divertente. Un’amica, medico e grande camminatrice, smise completamente di fumare per il piacere di fare più chilometri senza avere il fiatone: che le sigarette facessero male lo sapeva già, ma non bastava per smettere.
Quindi, per quale bellissimo motivo vogliamo coltivare la calma?
Per approfondimenti sul Mismatch:
La storia del corpo umano - Codice Edizioni di Daniel E. Lieberman.
Sulla Neotenia la risposta su Quora
Risposta di Dante Basili a Che cos'è la Neotenia?

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Nella pratica del Qigong e della Meditazione si consiglia di tenere la punta della lingua appoggiata al palato ed i denti non serrati, come se vi fosse fra di loro un chicco di riso. Questo favorisce la formazione di un leggero e dolce sorriso, che illumina l’intero corpo, come la fiamma di una candela che dall’interno diffonde calma e pace.
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Dove essere colpiti



Quali sono le parti più sicure del corpo su cui ricevere un pugno o un calcio ben assestato?


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Dante Basili, Istruttore di Arti marziali, musicista e saggista.
Ha risposto il 27 di marzo


Bellissima la risposta di Maurizio Levisani: “Fatti colpire in testa, non potrai peggiorare!” Happy
Però in un contesto di arti marziali la domanda può diventare interessante.
A parità di livello non si può vincere una partità a scacchi senza perdere alcun pezzo.
In uno scontro fisico limitato a calci e pugni le parti del corpo a cui “si può rinunciare” sono il muscolo pettorale, la spalla ed il gluteo e, più in generale, il lato esterno di braccia e gambe, come ad esempio gli avambracci. Anche in allenamenti di palestra si può scaricare con tecniche di mano all'altezza dei pettorali, ma naturalmente con il costato, il fegato, la milza, il plesso solare o la mandibola bisogna stare invece leggeri.
Coprire il viso con la spalla su una tecnica di pugno è una strategia di protezione molto utilizzata.
Per quanto riguarda i calci i glutei, come nel classico calcio nel sedere, possono assorbire forti urti. Già l'esterno coscia, così tanto usato negli incontri sportivi, accusa molto di più. Per non parlare dei genitali e dell'articolazione del ginocchio che può seriamente danneggiarsi con un calcio potente.
Anche nella difesa da armi da taglio vale la regola della parte esterna degli arti: meglio subire un taglio alla spalla che all' ascella, all'esterno avambraccio che all' interno del polso, all'esterno coscia che un taglio all'altezza della femorale.
È sempre una buona strategia di sopravvivenza deviare i colpi pericolosi verso le zone a cui si può rinunciare Happy

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Quanto scritto si può sintetizzare, nelle arti marziali cinesi, con il detto: 保护内门 Bǎohù nèi mén, “proteggi la porta interna” e trova il suo archetipo nella posizione fetale: chiusura del delicato lato interno, yin, ed esposizione del più coriaceo lato esterno, yang.
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Nodo a scomparsa


Nodo a scomparsa

Nodo a Scomparsa nel rivestimento di un palo shaolin realizzato da Zauli Antonio . Usato da sempre nell'impugnatura delle armi o utensili perché permette, con corda o cordino, di fare un rivestimento omogeneo antiscivolo con il nodo che viene "riassorbito" all'interno del rivestimento stesso. Si presta a moltissimi usi. Sembra un nodo complesso, ma in realtà, come tutti i nodi essenziali, è semplicissimo ed era utilizzato anche nell'età della pietra. Frecce di diecimila anni fa avevano punta e piumaggio tenute in sede proprio con un nodo a scomparsa. E' questo che mi colpì dei nodi essenziali e di sopravvivenza: sono gli stessi in tutto il mondo e non sono migliorabili, nel senso che la loro semplicità nasconde il massimo della praticità ottenuta in millenni di tentativi.
Dal mio punto di vista questi nodi sono il simbolo delle arti marziali tradizionali.
Soluzioni efficaci che durano nel tempo!

Dante Basili
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Shoubo e lotta a terra



SHOUBO, LOTTA A TERRA, ED EVOLUZIONE

周士彬 Zhou Shibin
Statua in bronzo dedicata al M° 周士彬 Zhou Shibin, Maestro del M° Zumou Yuan, nel parco della mitica associazione Jingwu.

Ci si domanda spesso sul come mai la lotta cinese sia sostanzialmente un'arte di proiezione in piedi, di lancio, che non contempla la lotta a terra.
Vi sono motivi culturali e storico-pratici.
Dal punto di vista storico, dall'antichissimo Jiaodixi, danza dell'evitare le corna, agli imperatori della dinastia Tang e Qing che adoravano le competizioni di lotta, lo shuaijiao-shoubo è stato soprattutto un gioco. Un gioco assimilabile al concetto occidentale più nobile di sport: cavalleria, correttezza, ricerca dell'abilità: il pubblico esultava (ed esulta) per una bella tecnica, magari che utilizza la forza dell'avversario a proprio vantaggio mentre rimaneva impassibile davanti alla forza brutale.
Epico ed esemplare in questo il cambattimento fra
周士彬Zhou Shibin (maestro di Yuan Zumou) e 常東昇Chang Dongsheng chiamato Farfalla di Ferro. Il combattimento finì in parità, come sport, ma le tecniche portate furono ben diverse come qualità! (senza voler fare alcuna polemica Happy
Tipica sensibiltà cinese e per certi aspetti anche tutta estremo orientale.
Anche nel Sumo giapponese si apprezza questa abilità, come nel caso dei recenti (e relativamente piccoli) lottatori di Boke (lotta mongola in piedi all'origine della lotta cinese) che si sono dedicati al Sumo sorprendendo con tecniche di estrema pulizia e per questo amatissimi dai giapponesi.
Altro motivo storico importantissimo che motiva l'assenza della lotta a terra in Cina è l'ampio uso della lotta in battaglia.
Nella mobilità di un gioco di squadra chi è a terra è perduto! Se un mio compagno finisce a terra avvinghiato ad un nemico è relativamente facile per me, che rimago in piedi, liberare il mio compagno dall'impaccio. Sempre in un gioco di quadra, anche armato, le proiezioni in piedi (cioè non in sacrificio, per i motivi di cui sopra) forniscono un vantaggio maggiore delle percussioni: un avversario con la tipica armatura leggera delle culture estremo orientali è resistente a calci e pugni, ma sensibile alle proiezioni, anche solo un poco "cattive". Lo sa bene chi è stato proiettato duramente cosa significa rialzarsi.
Il discorso invece si inverte se si parla di duello: nel confronto a due l'esperto di lotta a terra che porta l'avversario "nel suo mondo" ha praticamente la meglio, come un pitone che, con pazienza perché ne ha il tempo, ingoia una preda. Su questo i giapponesi hanno fatto scuola e sempre per motivi storico culturali: ricordo alcune lezioni di Judo a Villa Salta, del compianto Cesare Barioli, nel quale spiegava come alcune università del Sol Levante si erano specializzate nella lotta a terra proprio per contrastare gli abilissimi e invincibili atleti di altre università che si erano specializzati nei lanci.
Quando c'è la motivazione si sviluppa l'abilità!
Lo stesso Zumou, come lottatore professionista, ebbe l'onore di studiare lotta a terra con maestri giapponesi, non con maestri cinesi.
Vorrei concludere, cogliendo l'opportunita dell'argomento della lotta a terra per parlare dei brasiliani. Il Maestro Zumou ha in qualche modo sdoganato lo Shoubo, la lotta cinese, facendolo uscire dalla Cina e diffondendolo in tutto il mondo. Un poco quello che fece Jigoro Kano con il Judo.
Ora è famoso che i brasiliani, con la loro creatività, abilità e fantasia, hanno ulteriormente sviluppato la la lotta a terra giapponese portandola ad altissimi livelli. Per Zumou lo Shoubo è un'arte antica, ma in continua evoluzione all'interno dei suoi principi. Negli ultimi campionati di Shoubo sono rimasto molto colpito dalla dedizione ed abilità, per certi versi dolcezza in senso taoista, dei brasiliani... riusciranno a fare con la lotta in piedi cinese quello che hanno fatto con la lotta a terra giapponese? Sarebbe bellissimo Happy
Questo è solo una piccola riflessione, scritta in libertà. In venticinque anni il M°Zumou ci ha parlato moltissimo della storia e delle motivazioni alla base della lotta cinese. Ci sarebbe il materiale per scrivere un libro.
Spero comunque di avere fatto un poco di chiarezza.

Dante Basili
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Ceratium hirundinella


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Ceratium hirundinella è un microrganismo acquatico che deve il nome al suo nuoto sinuoso ed aggraziato, come il volo di una rondine, una vera e propria armonia per gli occhi.
E’ un organismo unicellulare, cioè composto di una sola cellula ed è invisibile ad occhio nudo.
La struttura solida esterna di cellulosa è corazzata con tre o quattro corni, di cui quello apicale molto allungato, come gli altri Dinoflagelalti ha un solco centrale dove vibra il flagello più corto, il secondo flagello, molto lungo (a destra in basso appena percettibile nella foto) fuoriesce invece dalla corazza ed è quello che gli permette il nuoto.
Ceratium hirundinella è sia vegetale che animale: ha dei cromatofori giallo marroni che gli permettono la fotosintesi, cioè di ottenere energia direttamente dalla luce e può anche predare altri organismi emettendo propaggini di plasma che fuoriescono dai pori delle placche che compongono la corazza. Con uno pseudopodo, come quello di un’ameba, può inglobare grossi oggetti attraverso il solco centrale.
Non solo può cogliere il meglio dei due regni, quello vegetale e quello animale, ma può anche scegliere se replicarsi per via sessuale o per semplice divisione cellulare, asessuata.
Grande versatilità ed adattabilità di una sola cellula, di un organismo che esiste su questa Terra molto prima della comparsa dell’uomo.
L’esemplare della foto l’ho trovato in un laghetto vicino alla mia abitazione, ai piedi di un vecchio bosco, un laghetto pieno di diversità biologica, sia macroscopica, dai rettili agli anfibi alle libellule e, naturalmente, ricco anche di diversità microscopica.
La salute di un ecosistema si misura con questa “diversità”: più sono presenti solo poche specie, magari invasive, più l’ecosistema è malato e prossimo al collasso.
Un principio che sarebbe da applicare non solo in biologia.



Dante Basili
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