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Chiodi e Coronavirus


Chiodi e coronavirus

CHIODI E CORONAVIRUS
“Se il solo strumento che possediamo è un martello, vedremo in ogni problema un chiodo”
E poiché ora vi possono essere molti problemi comincia la caccia all’informazione per risolverli. Ma il martello che è dentro di noi ha già fatto la sua scelta su quali informazioni trovare.
Il martello dentro di noi non è mosso dalla razionalità. Il martello dentro di noi è alla disperata ricerca di chiodi. Il martello dentro di noi ha bisogno si sentirsi efficiente, preparato, capace di discernere. Ma soltanto all’interno di una vasta gamma di chiodi. Personalmente, in questo momento storico, trovo interessanti i chiodi del complotto e della vista d’insieme. I chiodi del complotto si basano sul fatto che a “pensare male si fa peccato, ma ci si prende sempre” sono chiodi che fanno leva sui meccanismi del potere, sul realismo storico ed economico: i pochi potenti che controllano i molti tenuti all’oscuro. Sono chiodi antichissimi e viscerali, molto comuni alle culture “rettilinee” che hanno il pregio di de-responsabilizzare l’individuo: la colpa è di “altro” che noi, basta svegliarsi, informarsi, ed impedire al male di fare il suo sporco gioco a nostre spese. Con questi chiodi non cambio nulla della mia vita quotidiana perché sono altri il problema. Il loro Archetipo è la Furbizia. I chiodi della vista d’insieme si basano sul fatto che siamo biologicamente tutti interconnessi, una vera e propria rete, non solo fra umani, ma anche con gli altri animali, vegetali e realtà geografica: noi siamo parte del sistema e ciò che facciamo al sistema lo facciamo anche a noi stessi. Sono chiodi antichissimi ed intuitivi, molto comuni nelle culture “circolari” che hanno il pregio di responsabilizzare l’individuo: anche io sono parte del problema, basta svegliarsi, informarsi, e comprendere che anche chi è in malafede è una goccia mossa dalle stesse onde che muovono me. Con questi chiodi sono stimolato a cambiare le piccole azioni della mia vita quotidiana poiché inevitabilmente interferiscono con il tutto. Il loro Archetipo è l’Umiltà. Personalmente cerco di armonizzare i chiodi della Furbizia con quelli dell’Umiltà. Buon Martello a tutti
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“if the only tool you have is a hammer, to treat everything as if it were a nail”
(Abraham Maslow, The Psychology of Science: A Reconnaissance, 1966, cap. 2)
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IL SILENZIO TONANTE


"vedere il Sole anche se ci sono le nuvole, vedere l'erba verde anche se c'è la neve" può essere prezioso nei tempi difficili. Buon Silenzio Tonante a tutti.


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VIRUS E GUERRA




NON E’ UNA GUERRAvirus guerra
Innumerevoli e capillari le espressioni di guerra in questi giorni, addirittura anche un videogioco! Il virus non ci odia, come “entità biologica parassita” non sa neppure della nostra esistenza. Dirigere i pensieri verso l’odio ed il conflitto è invece una scelta umana importante. Che non aiuta né i rapporti fra le persone, né chi in questo momento è, guarda caso, “in battaglia” con il male.
Le parole hanno un grande potere e sono l’impalcatura, il telaio, dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Il primo capitolo del Dao De Jing dice che
有名万物之母 “Con un Nome è la Madre dei diecimila esseri”. Ma è importante che sia il “vero” nome. Da una bugia derivano solo bugie, anche pericolose. Dare un Nome, definire chiaramente qualcosa è anche il primo passo per comprenderlo.
Quello che stiamo vivendo può avere tanti nomi: emergenza, tragedia, tempesta, Koyaanisqatsi (un modo insostenibile di vivere, in lingua Hopi).
Ma non è una guerra.
Vivere quello che stiamo vivendo come “guerra” è una facile scappatoia: in guerra basta vincere, eliminato il nemico torna tutto come prima. Esaminare invece un modo insostenibile di vivere e trovare adeguate soluzioni richiede molto di più. Richiede un mondo nuovo.
Dante (Santone di Quartiere, vivente)
“trattare una malattia come fosse una guerra ci rende ubbidienti, docili e, in prospettiva, vittime designate”
Susan Sontag (Filosofa e Storica 1933 - 2004)
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SE NON POSSIAMO

If you can't go

SE NON POSSIAMO ANDARE FUORI
ANDIAMO DENTRO
Apro a caso in Daodejing e arriva il capitolo 47!
Lo trovo molto indicato in questo momento di “contenimento”. E trovo che la frase “se non possiamo andare fuori andiamo dentro” riassuma ulteriormente la sua essenzialità. Così mi diverto ad elaborare un’ immagine da condividere.
Qui una personalissima traduzione del capitolo 47:
Senza uscire dalla porta
Conosco il mondo,
Senza guardare dalla finestra
Scorgo la via el cielo.
Più lontano vado meno conosco.
Per questo il saggio
Senza viaggiare conosce,
senza vedere distingue,
Senza agire completa.
Dao De Jing 47
不出户,知天下;
不窥牖,见天道。
其出弥远,其知弥少。
是以圣人 不行而知,
不见而名,不为而成。
Affascinante che in alcuni testi la frase bùjiàn ér míng
不见而名 “senza vedere distingue” (l’ultimo carattere è il Nome Ming, con cui si distinguono le cose) è tramandata anche con 不见而明 di uguale pronuncia, ma con il Ming finale che significa luminosità, comprensione. Così la traduzione diventa: “senza vedere s’illumina”.
Come un cieco che proprio perché non vede la Luce, ne coglie l’essenza.
Bellissimo.
Buon andare dentro a tutti
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Agitazione e quiete


In che modo posso diventare una persona meno nervosa e più calma?


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Dante Basili, Istruttore di Arti marziali, musicista e saggista.
Ha risposto il 13 di marzo


Qual’è la causa del “nervosismo” e cosa si intende per “calma”?
Comunque alcune indicazioni generali:
Anzitutto cercare un buon rapporto fra corpo e ambiente.
La maggior parte delle persone che si sentono nervose hanno uno squilibrio fra attività fisica ed attività psichica. Generalmente siamo nervosi perché mentalmente od emotivamente stressati. Il nervosismo dovuto invece a troppa attività fisica si cura semplicemente con il riposo.
Ecco quindi l’importanza di una sana attività fisica per equilibrare l’eccesso di attività psichica. In primis viene il rapporto con l’ambiente: abitiamo da 200.000 anni questo organismo, come Homo Sapiens, ma da solo 10.000 viviamo in quei bozzoli che chiamiamo città.
Appena possibile torniamo a casa, alla Madre che abbiamo lasciato.
Camminiamo nei boschi, camminiamo nei parchi, camminiamo sul lungomare e se non è possibile camminiamo almeno attorno a casa o attorno al quartiere. Camminiamo con regolarità ed ogni volta che ne abbiamo occasione ed in tutte le stagioni. Siamo organismi nati per camminare. Abbiamo colonizzato l’intero pianeta camminando. Tanto del nervosismo percepito è a causa del mismatch, del “disaccoppiamento” fra l’organismo fisico e l’ambiente in cui si è evoluto. Riappropriamoci, con il cammino, di questo rapporto.
Come seconda risorsa, per ritrovare questo equilibrio abbiamo le innumerevoli attività di palestra, senza però, vista la natura della domanda, cadere nell’eccesso: ideali sono le attività dolci come il Qigong, il Taiji Quan (porto l’acqua al mio mulino) lo Yoga, le meditazione dinamiche, le arti marziali interne e gli innumerevoli metodi e approcci non aggressivi creati negli ultimi decenni. Non ultima la danza, nelle sue versioni meno impegnative.
Sono solo indicazioni di massima e generiche, ad esempio per il nervosismo dovuto a conflitti affettivi potrebbe essere di primaria importanza consultarsi con una figura professionale piuttosto che andare in palestra od in pellegrinaggio, o meglio ancora cambiare vita.
Come dicono i versi di una canzone: “… e non bastano tranquillanti o terapie, ci vuole un’altra vita!”
La terza indicazione, forse la più importante, è cercare una “motivazione positiva” per coltivare la calma. Non basta affermare che il nervosismo fa male e quindi non si vuole essere nervosi. E’ un atteggiamento fallimentare, così come sono fallimentari le terribili immagini ed i moniti che accompagnano tutti i pacchetti di sigarette: sono di scarso aiuto per smettere di fumare! Siamo una specie neotenica, che ama il gioco, la scoperta, la sfida , l’ingegno. Per essere efficaci nel realizzare un proposito bisogna trovarvi una motivazione divertente. Un’amica, medico e grande camminatrice, smise completamente di fumare per il piacere di fare più chilometri senza avere il fiatone: che le sigarette facessero male lo sapeva già, ma non bastava per smettere.
Quindi, per quale bellissimo motivo vogliamo coltivare la calma?
Per approfondimenti sul Mismatch:
La storia del corpo umano - Codice Edizioni di Daniel E. Lieberman.
Sulla Neotenia la risposta su Quora
Risposta di Dante Basili a Che cos'è la Neotenia?

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Nella pratica del Qigong e della Meditazione si consiglia di tenere la punta della lingua appoggiata al palato ed i denti non serrati, come se vi fosse fra di loro un chicco di riso. Questo favorisce la formazione di un leggero e dolce sorriso, che illumina l’intero corpo, come la fiamma di una candela che dall’interno diffonde calma e pace.
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Il Numero Uno e Due



Sondato il numero "I" e il numero "II" dal punto di vista archetipico è meglio usare i numeri romani e non quelli correnti. Con la grafia romana è semplice percepirne l'Universalità. Ma la loro collocazione è diversa nelle varie culture.
In estremo oriente, anche linguisticamente, lo Yin precede lo Yang: la notte, il buio, il progetto, il femminile sono la tela su cui il giorno, la luce, la realizzazione, il maschile possono esprimersi. In testi come il Daodejing la qualità della divinità è anzitutto Femminile. Una sorta di Dea Madre.
Al contrario in occidente è il maschile che precede il femminile, dal Fiat Lux alla costola di Adamo da cui nasce Eva. In testi come la Bibbia la qualità della divinità è anzitutto Maschile. Una sorta di Dio Padre.
Ecco perché la domanda che il Lago degli Enigmi fa a Yudishthira è di cruciale importanza: viene prima il giorno o la notte? Yudhishtira non può sbagliare, è in gioco la sua stessa vita e quella dei suoi fratelli, che non hanno resistito alla sete incantata del lago e si sono avvelenati. Controlla la sete e risponde: "il Giorno" e subito si affretta a spiegare "Ma ha preceduto la Notte di un solo Giorno!"
In questo capitolo del Mahabharata, il Canto dell'Umanità, un'epica sei volte la Bibbia come dimensioni, bene si apprezza la mediazione fra oriente ed occidente della cultura Indu: come occidentali indoeuropei il maschile pre-esiste al femminile, ma come orientali ci ricordano che si tratta di due facce della stessa medaglia.
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Dante Basili



Nella versione del video manca un indovinello: Qual'è l'animale più intelligente? Quello che l'uomo non è ancora riuscito a vedere! In un testo così antico una Intuizione attuale sull'invasività della nostra specie.
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Il Quattro: forza e fragilità



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Far "Ben tetragono ai colpi di ventura" scrive Dante Alighieri a proposito della stabilità e "fortezza" del quadrato, nei confronti delle vicissitudini ed imprevedibilità della vita. Eppure in oriente il quattro è un numero, ed una energia, considerata talmente negativa che si evita di utilizzarlo addirittura nei numeri civici o nelle targhe automobilistiche. Vi può essere una ragione anche molto pratica, la stessa che ha portato in occidente a trasformare le torri quadrate in cilindriche o ad arrotondare, sempre con torri cilindriche, gli spigoli delle fortezze. La rigidità e spigolosità possono nascondere un Cuore fragile.
Dante Basili

In astrologia il Quattro è l'elemento Terra, da tradizione aristotelica. La Terra è un elemento stabile, e molto lento. Se non nutrita, annaffiata, lavorata, la Terra diventa arida e non produttiva, diventa pedante/eccessivamente pesante, e mette le pastoie, giacché non si avanza con facilità in un tale terreno. Un elemento Terra inserito nel cerchio mi pare una ottima idea: far funzionare la Terra, il rispetto dei tempi di crescita quindi, con l'ascensione del cerchio del Fuoco, alimentando il fuoco dello Spirito: alleggerisce la Terra, e fa radicare lo Spirito.
Simona Bandini

Dante: Le "quadrature" come vengono interpretate nella simbologia astrologica?

Simona: Credo di aver capito, nel contesto, lo spirito della tua domanda. E così è: vengono definite posizioni "negative", o quantomeno impegnative. Tuttavia, poiché avvengono tra elementi dinamici e non complementari, io preferisco pensarle come opportunità di crescita, se le si vogliono cogliere. Personalmente, forse non avrei il cuore di urlare allo sfacelo, e qualcuno lo fa, ma il cuore di invitare alla cura credo di si. Proviamoci.
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Il portamento dell'Uomo Morente


La metafora sul "portamento dell'uomo morente" oggi funziona meno che in passato. Non perché non abbia intrinseca validità, ma a causa di quello che abbiamo fatto della Morte. Alla diagnosi di cancro terminale mia madre mi guardò negli occhi e mi disse: "portami via da qui"! Così la tenni in casa con me per due mesi, fino alla sua morte. Ed ho avuto l'opportunità di vivere quello che Hsu Yun parla nel suo scritto. Se mia madre avesse scelto di rimanere in ospedale non avremmo potuto vivere questo insegnamento della morte, per motivi semplicemente pratici e cognitivi. Ciò che abbiamo tenuto a pane ed acqua in uno sgabuzzino non può correre in aiuto nel momento del bisogno. Grazie di cuore Yuri Debbi per lo stimolo.

Uomomorente

Dietro la pratica della Meditazione,
c’è l’attitudine.
Il principiante deve imparare
a coltivare quello che si chiama:
“L’equilibrato portamento dell’Uomo Morente”.
Che cos’è questo “portamento”?
E’ la serena ed elegante attitudine
di chi conosce ciò che è importante
e ciò che non lo è;
di chi ha accettato e perdonato.
Chiunque è mai stato
a fianco di un uomo morente
potrà capire questa attitudine.
Che cosa fa un uomo morente
se qualcuno lo insulta? Niente.
Cosa fa un uomo morente
se qualcuno lo colpisce? Niente.
Mentre giace sul suo letto di morte,
può forse preoccuparsi
di diventare ricco o famoso? No.
Se qualcuno un tempo lo avesse offeso
e gli chiedesse il suo perdono,
non glielo accorderebbe?
Certo! Lo farebbe.
Un uomo morente conosce la vanità dell’odio.
L’odio è sempre una sensazione infelice.
Chi desidererebbe morire
con l’odio nel cuore? Nessuno.
Chi muore cerca amore e pace.
- Hsu-Yun Maestro Buddismo Chan

Dante Basili
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Se vuoi essere felice

Se vuoi essere felice


Sembra un pensiero poco carino oggi che siamo in piena era del Pensiero Positivo.
Eppure l’umanità ha fatto proprio questo concetto da tempo immemorabile. Qualsiasi vero alpinista sa che può godere la montagna solo se è ben attrezzato per affrontarla. E’ quello che J.Diamond chiama la “paranoia costruttiva” caratteristica delle culture che vivono ancora in stretto contatto con la natura: ringrazio la Divinità perché sotto la tempesta il fulmine non mi ha colpito, ma io sono stato bene attento a non stare sotto gli alberi! E’ anche quello che noi, appassionati di cultura orientale, chiamiamo il potere dello
Yin, il lato oscuro della collina. Tutto il lavoro di occupazione e preparazione che rimane nascosto, ma che ha la stessa importanza di ciò che appare, come diceva il M° Jou.
L’importante è non esagerare altrimenti lo Yin diventa solo un eccesso di ansia fino all’ossessione. Ed è facile cadere nell’ossessione in quei bozzoli di umanità che chiamiamo città. In fondo, al peggio, potrebbe non esserci fine.

Da leggere:
  • Diamond “Il mondo fino a ieri - che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali” Einaudi
Jou Tsung Hwa “Il Tao della Meditazione” Ubaldini
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IL VIANDANTE, LA BORSA E LA BORSETTA

Sapiens


Alcune considerazioni su di una interessante "meditazione esperienziale" durata qualche mese e appena conclusasi, insieme ad una amica. Le pubblico con l 'augurio che possa essere di stimolo anche ad altri come lo è stato per noi.

Cara ....... al nostro prossimo incontro completeremo un importante capitolo del nostro cammino insieme: la borsetta, o meglio: la borsetta all'interno della borsa.
La vita quotidiana, negli ultimi 10.000 anni, con l'avvento dell'agricoltura e delle città, è regolata da orari rigidi e norme, alla ricerca della riproducibilità e con il timore degli imprevisti. E, come tutti i sedentari, abbiamo i nostri beni essenziali sparsi per la nostra abitazione: occhiali e libri nello studio, il fuoco ed i coltelli in cucina, l'accesso all'acqua, per noi (al momento) fortunati, sia in diversi punti della nostra tana che all'esterno. Ma la vita quotidiana che abbiamo vissuto per gli altri 190.000 anni in cui siamo stati cacciatori raccoglitori era invece scandita da orari biologici elastici, come quelli del cibo e del sonno ed era piena di imprevisti, di pericoli, ma anche di novità. Questo uomo portava ( e porta ancora oggi, fra i Masai, i Pigmei, i Koishan) sempre con sé ciò che per lui era necessario alla sopravvivenza: come "viandante" non poteva farsi trovare senza questo "equipaggiamento" essenziale. Un esempio tipico è l'equipaggiamento di Otzi, l'uomo del Similaun vissuto sulle Alpi migliaia di anni fa:  necessario per il fuoco, collana con funghi curativi, coltello, ascia....e il tutto sempre con se. Nel mondo moderno, gli abitanti dei "bozzoli" , i cittadini, rivivono tutto ciò solo nei momenti di conflitto (kit di sopravvivenza militari) o quando ritornano viandanti immergendosi nella natura ( escursionismo, scoutismo) e in poche altre particolari attività ludiche o lavorative. In epoche meno recenti, ma pur sempre biologicamente vicinissime, sciamani, curandere e streghe avevano sempre con sé, spesso sotto forma di piccola borsetta al collo, il necessario alla vita, e la conoscenza del territorio, dei luoghi particolari, erbe, alberi e sorgenti, per tutto il resto. Prima di dedicare questo compito agli altri, come è accaduto nelle grandi civiltà agricole con le loro caste, da sempre ogni essere umano nasce con l'istinto del biologo e del geografo. Semplicemente perché, altrimenti, non sarebbe sopravvissuto!
In questo nostra  meditazione vissuta insieme abbiamo costruito la nostra borsetta all'interno della borsa: per me,  maschio, una sorta di kit del pronto soccorso e per te, femmina, un piccolo contenitore di tessuto colorato, altrettanto leggero, ma ambedue con all'interno l'essenziale: il necessario per il fuoco (accendino) una lama (coltellino) un medicinale generico ( un antinfiammatorio nel tuo caso, accessori di medicina tradizionale cinese nel mio) un disinfettante, detergente e cicatrizzante (olio essenziale di lavanda per ambedue) più altri componenti che caratterizzano i nostri bisogni e competenze, ma cosa importante: la "borsetta" è comunque piccola, leggera e può stare comodamente nella tasca di un giaccone. Poi abbiamo ricercato una borsa dove normalmente tenere questo kit, nel tuo caso una bella borsa di tessuto colorato, nel mio un piccolo zaino militare mimetico: all'interno vi hanno trovato posto gli occhiali da vista, perché non siamo più giovanissimi, i libri di lettura e di studio, così importanti per noi e biancheria intima come ricambio per almeno due giorni, una borraccia o bottiglietta per l'acqua, il cellulare ed una efficiente luce led ed altro ancora che caratterizza le nostre particolari abitudini e necessità, come il mio taccuino da naturalista ed il tuo pendolo da radioestesia: il mio zaino è forse troppo vistoso per camminarci in città, ma la tua sembra una borsa molto comune per una donna. Importante per noi è stato anche riconoscere il significato che per l'umanità ha avuto l'uso del fuoco e del coltello, che ha di molto preceduto la specie Sapiens, quasi fossero elementi sacri: Homo habilis utilizzava utensili e socializzava e si proteggeva con in fuoco del bivacco già un milione e seicentomila anni fa: dietro l'accendino nelle nostre borsette c'è molto più di un semplice accessorio per accendere le sigarette!
Questo l'aspetto tecnico, poi vi è stato l'aspetto esperienziale: ci siamo imposti di tener borsa e borsetta vicino a noi anche all'interno delle nostre case e non solo, come normalmente si fa in piccoli e grandi viaggi o comuni spostamenti! Nei mesi di questo esercizio vi è stato un effetto, una ricaduta psicologica, che oserei definire rasserenante: per me ad esempio è stato bello non dipendere da un luogo preciso per poter leggere o studiare ed aver sempre a portata di mano ciò che riconosco come importante: se tutta la "sicurezza" che ci siamo costruiti con il nostro attuale modo di vivere dovesse improvvisamente crollare, avrei comunque nell'emergenza risposte immediate, per me è per i miei cari! Poi il divertimento: la curiosità di vedere cosa mette l'altro nel proprio kit-borsetta-borsa è stato senza dubbio molto più interessante che parlare del tempo che fa. La sensazione che questo gesto, il guardare (e curiosare) l'equipaggiamento dell'altro, fosse qualcosa di molto antico.
Questo e molto altro, difficile, da un punto di vista emotivo, da spiegare: un dono che viene da lontano, da quando l'uomo e la donna, pur essendo già fisiologicamente uguali a noi, conducevano una vita molto diversa dall'attuale.
Costruire la propria borsa e borsetta è stato in sostanza uno stimolo ad essere ancora viandanti in una società che non ha più ne lo spazio fisico ne psicologico per esserlo.

Dante Basili

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