SCUOLA TIANDIHE

Arti Marziali, Musica e Meditazione

La Vita sulla Terra


Food chain
"La luce solare è la sorgente primaria di tutta l'energia biologica. Le piante ricaricano la molla della vita producendo materiali nutritivi non solo per se stesse, ma anche per tutti gli altri organismi che vivono sulla terra. Gli animali si procurano la loro energia di seconda mano, mangiando le piante, oppure di terza, mangiando altri animali. Infine organismi quali funghi e batteri completano il ciclo nutrendosi dell'energia immagazzinata nelle grandi molecole organiche delle piante a animali morti.
Il pianeta Terra può mantenere la vita solo finché continua a ricevere energia solare."
E.O.Wilson

Ci feci un indovinello tempo fa. Wilson spiega questa meraviglia come solo lui sa fare.
Dante Basili
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Pulci, indovinelli e postverità.



Pulce acqua, fillopode


Nelle acque dolci d’Europa vivono circa novanta specie di fillopodi, conosciuti come “pulci d’acqua”. Per la maggioranza si nutrono di alghe microscopiche ed a sua volta sono un importante alimento per i pesci che in questo modo possono usufruire anche delle proprietà nutritive delle alghe. Le pulci d’acqua sono crostacei molto piccoli, spesso inferiori al millimetro e si possono apprezzare nei particolari solo al microscopio, come in queste foto nelle quali sono state ingrandite cento volte.
Per un singolare effetto di Pareidolia quando questi piccoli organismi vengono osservati dall’alto o dal basso sembrano riprodurre un volto umano. L’Effetto scompare quando invece sono visti di lato. La Pareidolia è una tendenza istintiva e automatica, inconscia, a trovare strutture ordinate e forme familiari nelle immagini. Tipiche sono le figure che si scorgono nelle nuvole o i volti fra le rocce dei paesaggi. Il nostro cervello può fare la stessa cosa anche con i suoni come può capitare ai madrelingua tonali (cinese, thai e molte lingue subshariane) dove rumori come il soffio del vento o il frusciare delle foglie possono veicolare precisi messaggi verbali o musicali.
La stessa “creatività” accade anche nell’elaborazione dei ricordi, come ben sa chi si occupa di testimonianze forensi.
In sostanza tendiamo a percepire la realtà non in maniera oggettiva, ma attraverso il filtro delle nostre predisposizioni, conscie ed inconsce.
Portiamo occhiali con lenti colorate anche quando siamo convinti di non averli.
E’ quello che oggi viene chiamato “post verità” e se ne fa un uso spesso negativo, come nelle “polarizzazioni” sui social dove si cerca solo la conferma delle proprie idee e il disprezzo per chi non è del clan.
Eppure questa qualità “proiettiva” della mente umana da sempre può essere usata anche per incontrarsi ed arrichirsi a vicenda: la Tua verità può far diventare più vera anche la Mia. E’ quello che nel piccolo stiamo facendo, da quasi due anni sul mio profilo FB, con gli indovinelli: cercare una soluzione che corrisponda alle tre definizioni e condividerla con gli altri. La “soluzione” con cui si è costruito l’indovinello c’è, è reale, ma spesso è meno importante e di spessore delle soluzioni “altre”.

Dante Basili

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Ceratium hirundinella





Ceratium hirundinella


Ceratium hirundinella è un microrganismo acquatico che deve il nome al suo nuoto sinuoso ed aggraziato, come il volo di una rondine, una vera e propria armonia per gli occhi.
E’ un organismo unicellulare, cioè composto di una sola cellula ed è invisibile ad occhio nudo.
La struttura solida esterna di cellulosa è corazzata con tre o quattro corni, di cui quello apicale molto allungato, come gli altri Dinoflagelalti ha un solco centrale dove vibra il flagello più corto, il secondo flagello, molto lungo (a destra in basso appena percettibile nella foto) fuoriesce invece dalla corazza ed è quello che gli permette il nuoto.
Ceratium hirundinella è sia vegetale che animale: ha dei cromatofori giallo marroni che gli permettono la fotosintesi, cioè di ottenere energia direttamente dalla luce e può anche predare altri organismi emettendo propaggini di plasma che fuoriescono dai pori delle placche che compongono la corazza. Con uno pseudopodo, come quello di un’ameba, può inglobare grossi oggetti attraverso il solco centrale.
Non solo può cogliere il meglio dei due regni, quello vegetale e quello animale, ma può anche scegliere se replicarsi per via sessuale o per semplice divisione cellulare, asessuata.
Grande versatilità ed adattabilità di una sola cellula, di un organismo che esiste su questa Terra molto prima della comparsa dell’uomo.
L’esemplare della foto l’ho trovato in un laghetto vicino alla mia abitazione, ai piedi di un vecchio bosco, un laghetto pieno di diversità biologica, sia macroscopica, dai rettili agli anfibi alle libellule e, naturalmente, ricco anche di diversità microscopica.
La salute di un ecosistema si misura con questa “diversità”: più sono presenti solo poche specie, magari invasive, più l’ecosistema è malato e prossimo al collasso.
Un principio che sarebbe da applicare non solo in biologia.

Dante Basili
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Omnis mundi creatura


"Omnis mundi creatura,
Quasi liber et pictura,
Nobis est in speculum."

"Ogni creatura del mondo è come un libro o un dipinto nel quale ci possiamo rispecchiare" scriveva poco dopo l'anno mille Alano di Lilla. Ed è così che gli scontri autunnali dei cervi o l'incredibile olfatto delle farfalle parlano anche di noi, delle nostre potenzialità e del nostro destino. Alano era fortemente influenzato dalle dottrine neoplatoniche, ermetiche ed alchemiche e sosteneva che l'uomo era un microcosmo e che il centro dell'universo era dovunque, in relazione al punto dal quale lo si osserva. Facendo parte del tutto la conoscenza del proprio Se profondo è anche quella di questo universo. "Perché dici che i pesci schizzano nell'acqua perché sono gioiosi?" Chiesero a Zhuangzi, ed egli rispose: "lo so dalla mia stessa gioia!"
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Tesla e ladro di Joule



Nei momenti di tranquillità amo meravigliarmi.
Si può affermare che nel fenomeno della risonanza e dell'induzione a distanza non vi sia niente di meraviglioso: semplici leggi fisiche, misurabili e dimostrabili.
Ma io non credo che queste siano caratteristiche esclusive delle onde, come quelle elettromagnetiche o quelle sonore.
L'aspetto "misurabile" di queste leggi sono come la sommità dell'iceberg che sporge al di sopra delle acque.
Penso che Risonanza ed Induzione siano principi universali che coinvolgono anche l'aspetto psichico, spirituale ed emotivo dell'essere umano.
Per questo ci gioco, mi meraviglio e condivido: non per il poco che comprendo, ma per l'immenso, al di sotto delle acque, che intuisco
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Dante Basili

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Cielo invernale

Cielo invernale

Foto scattata passeggiando per la Iola, una vecchia strada sterrata che congiunge Valdinoce con Piandispino. Guardando verso sud un tipico cielo stellato invernale: al centro le tre stelline, quasi perfettamente allineate, che formano la cintura di Orione, il mitico cacciatore. Se prolunghiamo una linea dalla cintura di Orione verso il basso ed a sinistra troviamo Sirio della costellazione del Cane Minore che accompagna Orione nella sua caccia. Sirio è la stella più luminosa di tutto il cielo e nelle regioni tropicali, dove è più alta sull'orizzonte, la sua luce è sufficiente a proiettare una percettibile ombra. Sirio scandiva il ritmo delle piene del Nilo, gli egiziani erigevano templi nella sua direzione ed ancora oggi i suoi giorni vengono chiamati i "giorni della canicola". Sempre partendo dalle tre stelline della cintura, ma questa volta andando verso destra e in alto troviamo Aldebaran, stella giallo arancio che riproduce accuratamente l'occhio del Toro. Della costellazione del toro fanno parte anche le Pleiadi, un ammasso di migliaia di stelle di cui sette visibili anche ad occhio nudo. In realtà delle "sette sorelle" solo sei sono ben distinguibili mentre la più debole, Merope, paga con la sua evanescenza l'affronto di aver sposato un mortale. Le Pleiadi sono l'oggetto più meraviglioso di tutto il cielo, spesso confuso con il Piccolo Carro a causa della sua forma e per gli aborigeni australiani le Pleiadi dominavano il "tempo del sogno" ed erano più importanti del Sole.
Vivere lontano dalla città comporta molti disagi, ma anche una grande ricchezza. E' una ricchezza, ed un profondo legame con le nostre radici, poter vedere un cielo come questo, così tanti giorni all'anno.
Ed è anche una buona compagnia nel buio della notte Happy
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Ceratium hirundinella


Ceratium hirundinella 200x 02

Ceratium hirundinella è un microrganismo acquatico che deve il nome al suo nuoto sinuoso ed aggraziato, come il volo di una rondine, una vera e propria armonia per gli occhi.
E’ un organismo unicellulare, cioè composto di una sola cellula ed è invisibile ad occhio nudo.
La struttura solida esterna di cellulosa è corazzata con tre o quattro corni, di cui quello apicale molto allungato, come gli altri Dinoflagelalti ha un solco centrale dove vibra il flagello più corto, il secondo flagello, molto lungo (a destra in basso appena percettibile nella foto) fuoriesce invece dalla corazza ed è quello che gli permette il nuoto.
Ceratium hirundinella è sia vegetale che animale: ha dei cromatofori giallo marroni che gli permettono la fotosintesi, cioè di ottenere energia direttamente dalla luce e può anche predare altri organismi emettendo propaggini di plasma che fuoriescono dai pori delle placche che compongono la corazza. Con uno pseudopodo, come quello di un’ameba, può inglobare grossi oggetti attraverso il solco centrale.
Non solo può cogliere il meglio dei due regni, quello vegetale e quello animale, ma può anche scegliere se replicarsi per via sessuale o per semplice divisione cellulare, asessuata.
Grande versatilità ed adattabilità di una sola cellula, di un organismo che esiste su questa Terra molto prima della comparsa dell’uomo.
L’esemplare della foto l’ho trovato in un laghetto vicino alla mia abitazione, ai piedi di un vecchio bosco, un laghetto pieno di diversità biologica, sia macroscopica, dai rettili agli anfibi alle libellule e, naturalmente, ricco anche di diversità microscopica.
La salute di un ecosistema si misura con questa “diversità”: più sono presenti solo poche specie, magari invasive, più l’ecosistema è malato e prossimo al collasso.
Un principio che sarebbe da applicare non solo in biologia.



Dante Basili
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Fake News e Post Verità


Fake news

Fake news e post-verità sono sintomi di una deriva irrazionale dell’umanità?

Non vi può essere una deriva irrazionale dell’umanità perché l’irrazionalità è già una prerogativa di tutta la nostra specie!
Che l’essere umano sia mosso dalla ragione è un ingenuo sogno illuminista: anche il più razionale degli esseri umani, un uomo di testa direbbero gli antichi, vive nella giornata incontrollabili momenti di pancia, una moltitudine di piccole ossessioni, paure e manie o stati di ordinaria “trance quotidiana” che ben poco hanno a che fare con la razionalità.
Se la definizione di Fake News è facilmente intuibile, lo è meno quella di Post-Verità.
Nel 2016 l’Oxford Dictionary ha eletto “post-verità” a parola dell’anno e ne da questa definizione: “aggettivo che denota circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti, nella formazione dell’opinione pubblica, rispetto all’emotività ed alle convinzioni personali.”
Un poco come dire che non è vero ciò che è vero, ma ciò che siamo abituati a percepire come tale.
E questa “abitudine”, questa polarizzazione confermata sia dalla pratica quotidiana sia da chi la pensa come noi, come una sorta di eco amplificato da una camera di risonanza (echo chamber) è praticata da “tutti” gli esseri umani.
Sia gli ingenui bevitori di fake news che gli algidi illuminati razionali condividono l’arroccamento nella propria camera di risonanza e la sordità alla musica dello schieramento altrui.
E’ una sorta di meccanismo innato, un limite biologico.
Fake news e post-verità accompagnano la storia dell’umanità: dalla nascita delle religioni alle reliquie medioevali e, naturalmente, continuano ancora oggi. Se attualmente l’argomento è diventato scottante è solo a causa della onnipresenza e pervasività della comunicazione digitale.
La studio del fenomeno, dal punto di vista scientifico, non è certo recente: le esperienze pratiche di Milton Erickson risalgono agli anni trenta e “La Realtà della Realtà” di Paul Watzlawick del 1976 è una pietra miliare sull’argomento. Più recente il lavoro di Daniel Kahneman (Nobel 2002) sul ruolo dell’irrazionalità del giudizio umano nelle questioni economiche. Ma è l’italiano Walter Quattrociocchi all’avanguardia su questo argomento, sopratutto nel ruolo che fake news e post-verità stanno avendo negli attuali social. Argomento di estrema importanza, anche politica.
Quattrociocchi propone anche una cura: poiché la polarizzazione porta a non-comunicazione, l’obiettivo dovrebbe essere il ripristino della comunicazione, per facilitare la libera circolazione delle informazioni ed evitando il monologo o, peggio ancora il “blasting”, la ridicolarizzazione delle opinioni e credenze altrui.
Milton Erickson non era credente, ma con i pazienti credenti utilizzava i meccanismi della religione a scopo terapeutico. Il fine non era la ricerca della verità assoluta, ma la guarigione.
Immersi nell’oceano della post-verità bisogna imparare a nuotare.
Per saperne molto di più:
Pragmatica Della Comunicazione Umana. P. Watzlawick 1971
La Realtà della Realtà, Comunicazione, Disinformazione, Confusione. P. Watzlawick 1976
Nati per Credere. Girotto, Piovani, Vallortigara. 2008 Codice Edizioni
Liberi di Crederci. Walter Quattrociocchi, Antonella Vicini. 2018 Codice Edizioni
Echo Chambers on Facebook
The spreading of misinformation online
Early Warning of Potential Misinformation Targets
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foedum est foeminas necare


“foedum est foeminas necare” fotografia elaborata con foglia oro zecchino. Di Laura Maria Mino

Laura maria mino

"foedum est foeminas necare" E' orrendo uccidere le donne. Ed io non mi riferirei solo al femminicidio da cronaca nera, ma anche all'oppressione del "pensiero" femminile. Ad esempio pensiero che in scienza trova le basi biologiche della collaborazione e dell'aiuto reciproco (Lyn Margulis) come forza fondamentale della Vita, ma che non viene ascoltato come quello che invece afferma la competizione e la lotta per la Vita (Darwin). L'attuale dominio sulle donne è molto più sottile di quello che si immagina.
Foto incredibile di Laura Maria Mino.
La modella è Elisa Rifolfi, interprete del fado portoghese.

Dante Basili

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I batteri si aiutano o sono un super organismo?


La tesi, proposta già alla fine degli anni ottanta dal Dr. Sorin Sonea, che i batteri interagiscano fra loro coordinandosi ed aiutandosi è attualmente confermata da numerosissime ricerche. Che i batteri nel loro insieme siano una sorta di superorganismo che noi, in quanto osservatori di “piccole dimensioni”, percepiamo solo in alcune delle sue parti, è invece una rivoluzione copernicana.
Nel 2015 Il Dr. Christian Kost ha modificato geneticamente due specie di batteri distanti, Escherichia coli e Acinetobacter baylyi, rendendo l'uno incapace di produrre l'amminoacido istidina, ma superconduttore di triptofano e l'altro viceversa. E.coli si collega tramite nanotubi ad Acinetobacter e le due specie scambiano i nutrienti riprendendo entrambi a crescere.
"Si sapeva che i batteri si collegano per scambiare DNA o coordinare attività sociali, ma il trasferimento diretto di nutrienti era un'area pressochè inesplorata."
C. Kost-University of Osnabrück Germany
Pubblicazione su Nature:
Metabolic cross-feeding via intercellular nanotubes among bacteria
Dello stesso tenore la recente ricerca della Dr. Marie-Thérèse Giudici-Orticoni dell’Università dell’Aix Marseille, Francia. Ha dimostrato che un batterio incapace di usare il clucosio, Desulfovibrio vulgaris, in un mezzo privo dei propri nutrienti, si collega ad uno che sfrutta lo zucchero, Clostridium acetobutilicum, acquisendo così la capacità di metabolizzarlo.
Pubblicazione su Nature:
Nutritional stress induces exchange of cell material and energetic coupling between bacterial species
Sono solo due esempi di quella che attualmente è un’evidenza scientifica, ma Sorin Sonea già decenni fa si spingeva ben oltre: “Mentre gli eucarioti sono divisi in milioni di specie, i batteri, pur vivendo separati e dispersi per tutta la biosfera, sono associati in un’unica entità globale coordinata con rara efficienza” e ancora “Gli eucarioti (quindi anche noi stessi) non sono altro che una evoluzione di una porzione dell’organismo globale batterico. Ancora oggi questi organismi sono immersi nell’organismo globale batterico che pervade tutta la biosfera.”
S.Sonea, I Batteri, Mutualismo senza speciazione, in Strutture della vita, Jaca Book
Quello che attualmente percepiamo come aiuto reciproco fra specie diverse di batteri non sarebbe altro che l’interazione interna di un Super Organismo in cui noi stessi siamo immersi e da cui dipendiamo, come pesciolini in un oceano.
Se tutto ciò fosse confermato sarà inevitabile una nuova percezione della vita e del senso stesso della nostra umanità.
Continua il dibattito e la lettura su QUORA
Sonea Sonea
Dr. Sorin Sonea (marzo 1920-gennaio 2017) Università di Montréal

Dante Basili
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Prokaryotic World


I procarioti, come i batteri e le alghe azzurre, sono fra i primi organismi comparsi sulla Terra.
Senza di essi noi non potremmo esistere: i mitocondri delle cellule che compongono il nostro corpo sono il frutto di un’antica simbiosi fra le cellule con un nucleo ed i batteri. Allo stesso modo i cloroplasti, che permettono alle cellule vegetali di utilizzare la luce come fonte di energia, erano originariamente batteri fotosintetici entrati poi in simbiosi con le cellule delle future piante.
Come sosteneva Lyn Margulis “ la generazione di nuova vita, più che di competizione, ha bisogno di collaborazione”.
Negli ultimi decenni nei confronti dei batteri vi è stato un capovolgimento di paradigma: da pericolosi nemici a detentori dei segreti della vita! I batteri comunicano fra loro, anche fra specie diverse, sia informazioni che codice genetico. Solo pochissimi di loro sono agenti patogeni, mentre nell’insieme sono indispensabili per la salute umana: il microbioma all’interno dell’organismo è così importante che un ramo futuro della biologia sarà quello di “giardiniere di batteri”.
CRISPR, l’attuale efficacissima tecnica di manipolazione genetica è stata sviluppata studiando proprio come i batteri riescono ad interagire con i virus, cambiando il loro codice genetico.
La Natura come primo Maestro.
Ma una conoscenza così grande desta preoccupazioni: cosa ne farà di questo potere una umanità bambina? Più che mai si sente il bisogno di una dirittura morale, non certo basata solo su competizione e metodo sperimentale: anche la scienza ha bisogno di un nuovo rinascimento e di un nuovo umanesimo.
“Non regalare una spada a chi prima non sappia ballare e cantare” dice un vecchio proverbio irlandese.


Video realizzato con Zeiss Axio 400x e 1000x in chiaro e Cdf

Dante Basili
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Cose interessanti sul cervello umano

Al momento cose interessanti, dal punto di vista neurologico, sono che le componenti responsabili della coscienza risiedono in piccole aree del cervello in cui non ci si aspettava di trovarle. La parti frontali del cervello, quelle di cui si pensava fossero fondamentali per la funzione cognitiva possono in realtà essere scisse, come nel caso dell’asportazione di un tumore, senza produrre un grosso impatto sull’esperienza cosciente. Pazienti che hanno subito questo tipo di intervento passano per persone “normali” anche se spesso mostrano comportamenti infantili, mancanza di inibizioni e bisogno di fare battute. Al contrario le aree del cervello fondamentali per la coscienza sembrano concentrate in una ristretta zona nella parte posteriore della neocorteccia. La stimolazione elettrica di queste aree impedisce per esempio il riconoscimento dei volti, anche famigliari, o induce la percezione di volti immaginari.
Questo per quanto riguarda le recenti scoperte. Interessante anche la teoria dei “tre cervelli” proposta da Paul McLean negli anni cinquanta e oramai ampiamente confermata.
Una efficace esposizione sullo stato dell’arte delle nostre conoscenze sul cervello e sulle componenti responsabili della coscienza si trovano in: The Neural Correlates of Consciousness: Progress and Problems. Koch Christof. Sempre dello stesso autore l’articolo su Le Scienze: L’Impronta della coscienza, Giugno 2017.
Dante Basili
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Da dove nascono le teorie del complotto?

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Nascono dalla tendenza umana a cercare un senso ed un significato, a cercare relazioni ed interrelazioni in quello che sembra essere solo una poltiglia informe di percezioni che giungono al cervello. In ultima analisi dal bisogno di “creare realtà”.
E’ un errore grossolano pensare che il complottista sia uno sciocco, un credulone disinformato o un babbeo, psicologicamente labile e facilmente manipolabile.
I complottisti siamo tutti noi.
Il senso di gratificazione e di profonda realtà che prova il matematico quando, unendo i vari puntini, giunge ad una più vasta teoria è la stessa gratificazione che prova il complottista quando trova un significato a tutte le anomalie che confermano le sue idee.
Una volta ottenuta con così tanta fatica, questa “realtà” diventa un riferimento abituale, un vestito che si continuerà ad indossare anche se diventa logoro o troppo stretto.
Altro errore grossolano è il credere che il complottismo sia un frutto di Internet e dell’attuale era della disinformazione. E’ un fenomeno che probabilmente ha origine nella cosiddetta paranoia preventiva, presente nelle popolazioni che vivono ancora come cacciatori raccoglitori.
“Siamo geneticamente predisposti ad un pensiero più o meno paranoico di fronte a situazioni disordinate o inspiegabili, ed è probabilmente un tratto selezionato dalla nostra evoluzione per farci sopravvivere in un mondo pieno di incertezze.” (Silvia Bencivelli)
Un atteggiamento atavico di ben lunga precedente il povero Nerone, accusato ingiustamente di aver provocato l’incendio di Roma.
“A pensar male si fa peccato, ma ci si prende sempre!” Diceva il senatore Andreotti.
Se da una parte questa tendenza è stimolo alla curiosità ed all’osservazione di relazioni e particolari, dall’altra può diventare ristagno o chiusura nella “propria realtà”, con il rischio di trasformarsi in ricerca del capro espiatorio.
Un meccanismo antico con cui fare i conti e da affrontare con molta umiltà, visto che nessuno ne è completamente immune, men che meno quelli che pensano che i complottisti siano tutti degli sciocchi. E con tanta, tanta autoironia.
Saggio esaustivo sull’argomento è quello di Rob Brotherton, psicologo della Columbia University: Menti Sospettose, perché siamo tutti complottisti. Bollati Boringhieri 2017
Oramai datato, ma comunque fondamentale e ricco di stimoli: Paul Watzalawick, La Realtà della Realtà. Astrolabio Ubaldini 1976
Sulla paranoia preventiva delle culture tradizionali: Jared Diamond, Il Mondo fino a ieri, cosa possiamo imparare dalle società tradizionali? Einaudi 2012
La citazione di Silvia Bencivelli è tratta da “Il lato umano del complottista” Le Scienze, aprile 2017 pag. 94
Dante Basili

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Neotenia

Scimmie neotenia

Famosa l'immagine delle due scimmie. Alla maggioranza degli osservatori la scimmia di destra, con un portamento eretto, sembra anche più interessante ed intelligente, più "umana". In realtà si tratta della stessa specie: a sinistra uno scimpanzé adulto, a destra un cucciolo di scimpanzé.
Con Neotenia, inclinazione al nuovo, al giovane, ci si riferisce alla tendenza che hanno alcuni organismi di mantenere in età adulta le caratteristiche infantili della propria specie.
Gli esseri umani sono una specie neotenica, cioè mantengono in età adulta caratteristiche che le altre scimmie hanno solo nell'infanzia. Questo comporta numerosi vantaggi, come la possibilità di avere un cervello che non smette mai di imparare e di "giocare" ( anche se da adulti gli umani chiamano i loro giochi in maniera diversa
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Non è per capriccio od egoismo che gli esseri umani hanno selezionato dal lupo così tanti cani con caratteristiche "infantili". Essendo una specie neotenica tendiamo a cercare le stesse caratteristiche, la stessa familiarità, anche intorno a noi.

Axolotl

La neotenia non è certo una prerogativa umana. L'Axolotl ad esempio, una salamandra sudamericana che porta il nome del Dio della Morte e Trasformazione ha una neotenia non vincolata. In sostanza può scegliere, in condizioni ambientali favorevoli, di vivere tutta la vita con caratteristiche infantili. Ma in caso di disagio, come una improvvisa siccità, può rapidamente completare lo sviluppo adulto. Nel qual caso però muore precocemente.... A buon intenditore!
La neotenia non è una giustificazione alla sindrome di Peter Pan
1f642 Però è importante per educatori ed insegnanti essere a conoscenza di questa realtà biologica: con in dotazione un cervello che, per tutta la vita, ama il gioco e la scoperta, non si può certo essere pedanti o noiosi.

"L’aspetto neotenico più rilevante nell’uomo riguarda però l’encefalo. Può fare specie sapere che, paragonato ad altri animali superiori, l’uomo possiede un cervello decisamente immaturo. Si tratta tuttavia proprio di quanto concorre a renderlo così sofisticato. Noi umani abbiano circuiti meno fissi, reazioni lente e meno precise e istinti non altrettanto sviluppati di quelli di molti animali. È lo scotto che dobbiamo pagare all’evoluzione neotenica per disporre di risorse elaborative sempre rinnovate in funzione degli accadimenti ambientali. In un certo senso, restiamo dei cuccioli di primati che apprendono fino all’ultimo giorno, affrontando situazioni sempre nuove. Con ogni probabilità lo dobbiamo un po’ ad alcune trisavole immature, le salamandre come Axolotl che hanno giocato con gli ormoni per diventare delle specie di Peter Pan ben adattati all’ambiente. -Roberto Weitnauer-"

Dante Basili


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Lyn Margulis




Margulis

Poichè del barbuto Darwin si conosce bene la faccia mi sembra giusto fare il possibile per far conoscere anche quella della Margulis 1f642
In cinese Yin e Yang si pronunciano insieme: yin yang. Ed è giusto che la legge della competizione stia a braccetto con quella della cooperazione.
Affermare che la vita è competizione, una dura lotta per la sopravvivenza, è vedere solo una metà del cielo.
Già negli anni settanta Lyn Margulis rilevava che le cellule eucariote, quelle che compongono il nostro organismo, erano generate da una antica simbiosi, batteri che al posto di fagocitarsi fra loro, cooperarono, per creare strutture più complesse, una nuova vita che ha poi permesso la nostra e di quella di tutti gli organismi pluricellulari. Fu derisa a lungo per questo e tacciata di anti darwinismo. Oggi nel testo di biologia di mio figlio liceale si da per scontata questa realtà, ma non si cita Lyn Margulis e neppure i suoi presupposti teorici ed etici.

“ La vita non colonizzo il mondo attraverso il combattimento, ma per mezzo della cooperazione e dell’interconnessione. Penso che la simbiosi sia molto più capace di generare novità biologiche di quanto non lo sia l’accumulo a caso di mutazioni”
Lyn Margulis 1938-2011

I maschi giocano alla guerra da piccoli e la trovano anche da grandi quando, come scienziati, cercano le leggi della vita. Quando una donna ha potuto esprimersi come scienziata ha trovato “anche” il potere della collaborazione.

Dante Basili
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Euglenoids



Trasformano energia dalla luce con la clorofilla, ma sono invisibili ad occhio nudo. A differenza dei vegetali che normalmente percepiamo, le Euglene si spostano, anche molto vivacemente, tramite un flagello natante. Possiedono uno stigma, una macchia rossa che le rende sensibili alla intensità e direzione della luce. Possono passare dallo stadio palmelloide, circolare e perfettamente immobile, a quello mobile, a seconda delle condizioni ambientali. Molte specie in assenza prolungata di luce di luce possono fagocitare e predare altri organismi passando dalla condizione autotrofa-vegetale a quella eterotrofa-animale.
Le Euglene sembrano molto hippy: se si può vivere di luce perché faticare per andare a caccia? Ma quando tocca...
Le Euglene sono composte da una sola cellula.
La nostra condizione di mammiferi di medie dimensioni ci fa considerare importante solo ciò che facilmente percepiamo. Normalmente siamo inconsapevoli dell’immensa quantità di vita che ci circonda, ma che sfugge al range dei nostri sensi.
Un microscopio, un telescopio, un erbario, possono avere la stessa importanza, per un giovane, dell’educazione umanistica, dell’educazione sentimentale o della pratica della meditazione. Strumenti che ci aiutano ad essere ospiti migliori di questo pianeta, perché si difende solo ciò che si conosce.

Dante Basili

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Overview Effect

Overview effect

"Questo effetto fa riferimento all'esperienza di vedere in prima persona la realtà della Terra nello spazio, la quale viene subito percepita come una piccola e fragile sfera della vita, "appesa nel vuoto", avvolta da una sottile atmosfera che la protegge dall'ambiente esterno. Dallo spazio, sostengono gli astronauti, i confini nazionali svaniscono, i conflitti che dividono le persone diventano meno importanti, e la necessità di creare una società planetaria con la volontà di proteggere questo "pallido punto azzurro nello Spazio" diventa evidente ed imperativa." (wiki)
Questa percezione viene definita Overview Effect, effetto "vista d'insieme". Probabilmente l'Overview Effect non è altro che una presa di coscienza di come stanno veramente le cose. Abituati a vivere in un'area di soli pochi chilometri di spessore, la nostra biosfera, e facendo grandi spostamenti, anche di migliaia di chilometri, ma solo in superficie, abbiamo una percezione molto distorta e limitata di questo pianeta.
Quando possiamo vedere la Terra per quello che realmente è veniamo "toccati"dalla sua bellezza e fragilità.
Forse, un'ipotetica religione del futuro metterebbe il pellegrinaggio in orbita come precetto obbligatorio, per vivere, in prima persona, questa "visione d'insieme". Un'ottimo antidoto per l'arroganza e l'ignoranza a cui ci hanno assuefatto i nostri sensi. Per il momento ci possiamo meravigliare con queste immagini.

Dante Basili
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Combattimento o Interconnessione?

Paramecium Bursaria
Paramecium Bursaria, qui ingrandito 1000x volte.

P.Bursaria è l'unica specie di Paramecium, un organismo unicellulare, che forma una relazione simbiontica con un'alga verde, Zooclorella. L'alga verde al suo interno produce nutrimento attraverso la sintesi clorofilliana e paramecium da protezione all'alga e gli permette di spostarsi. E' spesso usato biologia come esempio di endosimbiosi, lo stesso meccanismo che ha permesso la formazione, su questo Pianeta, delle cellule eurariote che compongono il nostro corpo, partendo da cellule procariote come i batteri.
"La vita non colonizzò il mondo attraverso il combattimento, ma per mezzo dell'interconnessione. Penso che la simbiosi sia molto più capace di generare novità biologiche di quanto non lo sia l'accumulo a caso di mutazioni." Lynn Margulis.
Se a un uomo, Darwin, dobbiamo la comprensione della dura legge della natura, la selezione naturale, è a una donna, Lynn Margulis, che dobbiamo la comprensione che senza la collaborazione (amore?) non esisterebbero neppure le nostre cellule. Per fortuna anche nella scienza non si è dato solo ascolto a chi da piccolo giocava con i soldatini, ma anche a chi giocava con le bambole.
Nel 67 la Margulis fu derisa per le sue considerazioni, oggi l'endosimbiosi è considerata una ovvietà in qualsiasi testo aggiornato di biologia.
Ma che interconnessione, reciproco aiuto ed amore fossero alle radici della Vita è un fatto che molti esseri umani hanno sperimentato ben prima della scoperta dell'endosimbiosi.

Dante Basili
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Se vuoi essere felice

Se vuoi essere felice


Sembra un pensiero poco carino oggi che siamo in piena era del Pensiero Positivo.
Eppure l’umanità ha fatto proprio questo concetto da tempo immemorabile. Qualsiasi vero alpinista sa che può godere la montagna solo se è ben attrezzato per affrontarla. E’ quello che J.Diamond chiama la “paranoia costruttiva” caratteristica delle culture che vivono ancora in stretto contatto con la natura: ringrazio la Divinità perché sotto la tempesta il fulmine non mi ha colpito, ma io sono stato bene attento a non stare sotto gli alberi! E’ anche quello che noi, appassionati di cultura orientale, chiamiamo il potere dello
Yin, il lato oscuro della collina. Tutto il lavoro di occupazione e preparazione che rimane nascosto, ma che ha la stessa importanza di ciò che appare, come diceva il M° Jou.
L’importante è non esagerare altrimenti lo Yin diventa solo un eccesso di ansia fino all’ossessione. Ed è facile cadere nell’ossessione in quei bozzoli di umanità che chiamiamo città. In fondo, al peggio, potrebbe non esserci fine.

Da leggere:
  • Diamond “Il mondo fino a ieri - che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali” Einaudi
Jou Tsung Hwa “Il Tao della Meditazione” Ubaldini
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CRISPR L'inizio della fine

Charpentier e Doudna

Guardate le due belle signore nella foto. Non si tratta di una modella e della sua stilista, ma di due scienziate. Quella di destra, la “bionda” è americana e si chiama Doudna, quella di sinistra, la “mora” è tedesca e si chiama Charpentier. Sono le pioniere di CRISPR, una tecnologia di ingegneria genetica rivoluzionaria che ha scosso la comunità scientifica e che viene definita lo stunami della biologia.
CSISPR nasce dalla ricerca di base: i batteri sono i più grandi manipolatori genetici esistenti e studiandoli si è capito come fanno, da miliardi di anni, ad alterare il Dna dei virus batteriofagi, i loro tradizionali nemici. Una volta capito il meccanismo viene naturale applicarlo in altri contesti; è quello che viene definito il potere euristico della scienza: da scoperta nasce scoperta, una porta apre nuove porte.
Da due anni però Doudna non riesce più a dormire, e la capisco!
Personalmente, avendo un piede nel mondo moderno-scientifico e l’altro nel mondo antico-spirituale, trovo ironico che l’inizio della fine avvenga proprio per mano di donna.
Cosa c’è di rivoluzionario in CRISPR? Fino ad ora ci volevano mesi, se non anni, di duro lavoro per ottenere organismi geneticamente modificati e lo si faceva inserendo frammenti di Dna da un organismo ad un altro. Con questa tecnica invece basta solo qualche giorno ed è possibile manipolare direttamente il Dna, senza giocare più al collage fra diversi organismi.
I batteri sono stati proprio dei grandi maestri.
Ma la vera rivoluzione è l’efficienza di CRISPR ed i suoi costi. Finora la ricerca sulla manipolazione genetica era in mano alle multinazionali farmaceutiche ed alimentari, anche molte università ne erano escluse a causa degli altissimi costi. Ora invece è possibile acquistare su internet kit di questa tecnologia al costo di soli 200 € e qualsiasi biologo competente o piccolo ateneo può avviare la propria sperimentazione.
Dimenticavo l’efficienza, con questa innovazione si è passati dal coltello da macellaio al bisturi, una tecnica genetica selettiva, precisa, efficace e rapida!
I risultati pratici non si sono fatti attendere. Negli stati uniti si sono già ottenuti funghi Champignon che non anneriscono nel tempo, ma è nella “libera” Cina che si è subito andati al dunque: sperimentazione su embrioni umani e realizzazione di maiali con una altissima percentuale di muscolo. Non a scopo alimentare, ma di compagnia, c’è in progetto (nel momento in cui scrivo) la realizzazione di maialini nani che possano vivere in appartamento.
Per non essere vigliaccamente di parte ricordo che, in questo momento, non sono pochi i genitori al capezzale dei loro figli che pregano perché questa nuova tecnologia possa aiutarli.
E’ una rivoluzione o forse soltanto una accelerazione.
Sono diecimila anni che l’uomo “domestica” gli esseri viventi. Sulla Terra esistevano solo i lupi e oggi vi sono centinaia di razze di cani; l’originaria pannocchia di mais era come la falange del dito mignolo, ma dapprima con le civiltà amerindie dell’America Centrale e poi con gli europei in qualche secolo è diventata il “siluro” che è oggi.
Solo la velocità è cambiata, ora il cavallo corre veloce verso Samarcanda!
Le parole dell’insonne Doudna: “ Non credo che CRISPR sia più rischiosa di molte altre tecniche che ci sono, ma il vero punto della questione è che oramai l’abbiamo scoperta e non possiamo tornare indietro e annullarla. Anche se volessimo fermarla ormai non potremmo. Possiamo solo chiederci come procedere responsabilmente.”
Il credo scientifico ha delle basi forti: onestà intellettuale, trasparenza verso il resto della comunità scientifica e verso la società, riproducibilità degli esperimenti. Negli ultimi secoli la scienza ha cambiato radicalmente il nostro vivere su questa Terra, ma è solo un credo. E’ solo un credo perché anche la scienza è fatta da esseri umani, gli stessi esseri umani che si identificano in fazioni religiose e squadre di calcio, gli stessi esseri umani che spettegolano in ufficio o che schiumano di rabbia quando, rinchiusi nel loro piccolo abitacolo, imprecano contro un altro automobilista. Anzi, alcuni scienziati, dall’alto del loro scetticismo razionale, possono avere la tentazione di sentirsi superiori a questa umanità meschina, ma proprio per questo ne fanno irrimediabilmente parte.
La stessa Doudna che da bambina deve aver passato lunghissime ed incantevoli ore ad osservare al microscopio le Meraviglie della Natura ora si angustia per la controversia sul brevetto della sua scoperta. Un collega cinese, ora un traditore, ha abilmente ottenuto il brevetto prima di lei, una controversia che forse durerà anni perché la burocrazia non è rapida ed efficiente come la tecnologia da lei scoperta.
Il potere degli Dei in mano ad una umanità bambina.

Dante Basili
Piandispino 8-04-2016

Per approfondire l’argomento:
In Italiano: Le Scienze N°572 Aprile 2016 dedica ben tre esaustivi articoli sull’argomento.
In inglese: fondamentale la pubblicazione di Doudna e Charpentier su Science, vol 346 n.6213, 28 novembre 2014 “The New Frontier of Genome Engineering with CRISPR-Cas9

Inoltre penso che sia importante la lettura di scienziati come Edward O. Wilson, il creatore della sociobiologia, che negli anni della sua maturità dedica tanto sforzo all’incontro fra la scienza e la spiritualità intrinseca nel genere umano: la nascita di un Nuovo Umanesimo come la definisce lui. Fondamentale il suo “La Creazione - Un appello per salvare la Vita sulla Terra” Adelphi edizioni.
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Diatomeee e compleanni

Cymbella 1000x
Cymbella 1000x
Il giorno del mio compleanno mi sono voluto fare un regalo, un regalo di contemplazione e meditazione. Niente torte, niente amici e niente feste. Ho messo gli stivaloni e armato di bisturi e spazzolino da denti mi sono recato al fiume Bidente, sopra la località Cusercoli. Ho guadato l'acqua gelida ed a metà del letto del fiume ho raccolto dei ciottoli nel pieno della corrente. Con spazzolino da denti e bisturi ho grattato la superficie marrone dei ciotoli ed ho messo quella specie di melma in alcuni barattoli. E' un modo efficace di raccogliere grandi quantità di diatomee, alghe microscopiche, piante che riescono a sintetizzare un guscio trasparente, della composizione dell'opale e duro come il quarzo. Da questa teca di cristallo raccolgono la Luce e creano le sostanze complesse per la loro vita e per le creature che di loro si nutrono. Sono bellissime e solo ingrandendole vicino al limite ottico (alcune 1000 volte in queste foto) si possono apprezzare gli incredibili particolari delle loro teche di cristallo. Non stupisce che a questa melma si siano appassionati naturalisti e ricercatori, dedicandovi la vita.

Cymatopleura 1000x
Cymatopleura 1000x
Nel Buddhismo vi è l’interessante concetto di inter-dipendenza o inter-essere: io sono perché anche altre cose sono, vivo perché anche altre cose vivono! E’ una consapevolezza che dona un senso di gratitudine per la Vita ed è anche un concetto attuale dal punto di vista scientifico.
Le Diatomee non sono solo bellezza. I loro frustoli, praticamente indistruttibili come il quarzo, hanno formato nelle ere geologiche strati che superano anche i 100 metri di spessore e sono di fondamento ad intere città, come Berlino e Königsberg in Germania e Richmond negli Stati Uniti. La farina fossile ricavata da questi strati, chiamata diatomite, è utilizzata anche come abrasivo e come stabilizzante chimico. Sono molto importanti in medicina legale perché colonizzano un corpo, partendo da polmoni e cavità fino agli organi interni, con tempi precisi e questo permette di stabile se un individuo è morto in acqua e da quanto tempo. Sono fra i più importanti indicatori biologici: alcune diatomee proliferano solo in certi tipi di acque e questo permette di monitorarne l’inquinamento ed allo scopo è stato creato un protocollo internazionale di campionamento. Infine, tornando al concetto di inter-dipendenza, le diatomee sono le alghe più diffuse sul globo terrestre e contribuiscono fino al 40 % alla produzione dell’ossigeno che noi respiriamo!
Se loro non ci fossero non ci saremmo neppure noi, perché su questo pianeta la vita è come un tessuto intrecciato, un sottile equilibrio in cui anche un singolo filo può essere importante per la sopravvivenza dell’insieme.

Dante Basili
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LA SPECIE ALIENA

Earth_Moon

Il problema delle specie aliene che devastano in maniera irrimediabile interi habitat, ecosistemi che a volte necessitato di decine di migliaia di anni per formarsi, è oramai un problema globale. Uno degli ultimi arrivati in Europa è il gambero rosso della Louisiana, un vero e proprio flagello per l'ecosistema acquadulcicolo del vecchio continente. Ma la specie aliena che desta i maggiori allarmi è originaria dell'Africa subtropicale dove è sempre rimasta confinata fino a tempi relativamente recenti. La sua iniziale diffusione in Europa ed Asia ha portato alla totale estinzione le due specie affini ivi presenti, quindi si è diffusa in territori "vergini" come le Americhe, l'Australia e la Polinesia. Attualmente la sua diffusione è globale, anche in luoghi estremi come i ghiacci polari e le zone desertiche, senza comunque raggiungere in questi luoghi la proliferazione delle zone temperate. È un organismo di superficie, ma è stata segnalata la sua presenza anche in alta quota e, più sporadicamente, nelle profondità marine.
L'allarme è dato dall'impatto che questa specie ha sull'intero pianeta, che non ha precedenti nella storia della Terra. In passato le grandi estinzioni di massa, dei veri colli di bottiglia nel cammino della vita, si sono verificati per motivi climatici, geologici oppure, come nel caso dell'estinzione dei grandi rettili sessanta milioni di anni fa, da eventi extraterrestri come l'impatto di grossi meteoriti.
Ora invece è una singola specie che può determinare le sorti del pianeta e questo ha spinto gli scienziati a definire questa ultima era come Era Antropozoica, l'era dell'intervento umano.
Se la Terra è un organismo vivente, una Madre come dicevano gli antichi, allora il suo figlio Homo Sapiens è una specie aliena con una grande responsabilità.

(Nella foto il sistema Terra-Luna fotografato dalla sonda Galileo)

Dante Basili
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CI VUOLE SPAZIO PER VIVERE

aquila-reale

CI VUOLE SPAZIO PER VIVERE.

Tempo fa si classificavano gli uccelli in base alla loro morfologia come il piumaggio e le caratteristiche anatomiche ed era intuitivo ritenere, ad esempio, falchi e aquile come parenti stretti.
Oggi invece in base ad indagini genetiche si sa che le aquile sono parenti stretti con gli avvoltoi mentre i falchi lo sono con i pappagalli. Questo spiega il "diverso" tipo di intelligenza fra le due specie, caratteristiche di cui i falconieri si erano già accorti da secoli, senza il bisogno della genetica.
L'antenato comune di tutti gli uccelli completò la transizione denti-becco 116 milioni di anni fa, ma le specie di uccelli erano poche perché sulla Terra, allora, erano i dinosauri che la facevano da padroni. Poi 66 milioni di anni fa un asteroide cadde dal cielo portando devastazione e collasso degli ecosistemi.  La completa estinzione dei dinosauri fu l'inizio della gloria per uccelli e mammiferi: ripopolarono tutte le nicchie ambientali lasciate vuote dalla scomparsa dei grandi rettili. Con tutto questo spazio, che permetteva lo sviluppo di nuova vita, si evolsero, in appena cinque milioni di anni, il settanta per cento dei lignaggi di uccelli ancor oggi viventi. Successivamente alcuni dei mammiferi, dopo la completa conquista della terraferma "riconquistarono" il mare trasformando le zampe in pinne e diventando, come le balenottere, fra i più grandi animali mai esistiti.
Ci vuole dello spazio per vivere, ma se uccelli e mammiferi non fossero stati già presenti all'epoca dei dinosauri, pur come meschina rappresentanza, insignificanti come numero e dimensioni, la vita non sarebbe diventata quella che conosciamo. Oggi, probabilmente, non ci sarebbe nessuno che scrive o che legge queste righe.
Questa è la grande importanza della "diversità biologica": ciò che sembra marginale, o addirittura inutile, in un dato momento, può diventare di vitale importanza in futuro.
L'essere umano ha raggiunto, grazie allo sviluppo di conoscenza e tecnologia, un potere decisionale paragonabile a quello di un semi-dio: oggi è un principio di saggezza occuparsi e proteggere la diversità e le minoranze. Anzitutto per la loro bellezza ed unicità, ma anche per la loro ricchezza, come la pianta a rischio di estinzione dalla quale si potrebbe ricavare un potente farmaco.
L'essere umano non si è evoluto da solo, ma insieme con tutti gli altri organismi che vivono sulla terra, ogni volta che uno di questi "compagni di viaggio" si estingue si perde una storia, una conoscenza, una risorsa e muore anche una parte di umanità.
Quello che è solo un puntino nell'oceano ha diritto di esistere, perché un giorno il "puntino" può diventare indispensabile per l'oceano stesso.
Il nostro passato ce ne ricorda, in ogni momento, l'importanza.


Per approfondimenti:
Whole-genome analyses resolve early branches in the tree of life of modern birds. Erich D. Jarvis. Science vol.346, 12 dicembre 2014.
Biofilia. E.wilson. 1985 Mondadori ed.

Dante Basili
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Haematococcus pluvialis

Haematococcus 400x Zeiss cdf 02


Appena raccolta in un contenitore dei gelati pieno di acqua piovana. Nella foto è ingrandito 400 volte ed è completamente invisibile ad occhio nudo. Ho riconosciuto la sua presenza da un riflesso rossastro dell'acqua. Si chiama Haematococcus pluvialis: la "sferetta color sangue che viene dalla pioggia". Il nome deriva da uno dei suo stadi: la forma statica, palmellare, color rosso sangue e dal fatto che è molto comune in acquesantiere, abbeveratoi di uccelli o, come nel mio caso, in contenitori di acqua piovana. Fino a buona parte dell'ottocento si credeva nella "generazione spontanea": dagli escrementi nascevano le mosche, dall'acqua piovana Haematococcus... ci vollero Pasteur ed altri per capire che le cose non stavano prorprio così...
Quando ero bambino e lo guardavo al microscopio credevo che questo organismo fosse un animale a causa del suo vivace movimento con due flagelli, ma in realtà è un organismo fotosintetico, un vegetale.
L'immobilità dei vegetali è solo una delle possibili strade che potevano prendere questi organismi a livello macroscopico, nell'evoluzione del pianeta terra. A livello microscopico sono ancora presenti tutte le possibilità, compreso le vie di mezzo come le Euglene che, in presenza di luce si comportano come piante generando energia attraverso la fotosintesi, in assenza di luce si nutrono di materiale organico od altri organismi, come un animale.
Haematococcus è colorato di verde, come la maggior parte dei vegetali, ma in caso di stress, come nel mio prelievo per la "troppa" luce, produce un pigmento rosso, l'astaxantina. L'astaxantina è uno dei più potenti antiossidanti che esistono in natura. Haematococcus la produce per difendersi dalla degenerazione dei raggi ultravioletti, letali per la vita, e in forma palmellare, come sferetta rossa, può così vivere a lungo in condizioni di latenza anche in assenza di acqua e per lunghi periodi. Inizialmente si è utilizzata l'astaxantina come colorante alimentale, poi a causa delle sue proprietà antiossidanti si è cominciato ad utilizzarla nei cosmetici e nel settore degli integratori... ora sono in corso studi molto più seri sulle proprietà di rigenerazione cellulare e nella cura di diverse malattie...
Come dice O.WIlson: Ciascuna specie merita che dei ricercatori vi dedichino la loro carriera e storici e poeti la celebrino... poichè noi ne facciamo parte, il destino della creazione è tutt'uno con il destino dell'umanità."




Per approfondimenti:
The Journal of biological chemistry. October 31 - 2014 pag 30387-30403
Pnas.org volume vol 95 N°19- 15 september 1998
La vita sulla Terra - E.O. Wilson ed altri - Zanichelli
BIofilia - E. O. Wilson - Mondadori

Dante Basili
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Hydra, cnidaria e cancro



Hydra Viridis è un animaletto comune nei laghetti boschivi, in acque stagnanti fresche e limpide, infatti ho avuto occasione di trovarlo spesso nel laghetto dei miei vicini: uno specchio d'acqua ai piedi di verdissime colline che, da quando i proprietari non lo prosciugano più per l'agricoltura (hanno seminato prato e si sono dati all'apicultura) è diventato sede di una grande diversità biologica, quest'anno è stato un pullulare di regine dello stagno, le libellule, di tanti tipi di anfibi e innumerevoli organismi microscopici come gli idrozoi.
Hydra è un minuscolo polipo di acqua dolce che può raggiungere anche i 10-15 mm di lunghezza completamente esteso, ma è così sottile che è difficile da scorgere ad occhio nudo, fa parte della grande famiglia dei cnidari, che comprende anche tutte le meduse e le madrepore delle barriere coralline. Delle diecimila specie conosciute di cnidari solo una decina hanno colonizzato, come hydra, le acque dolci e nessuna la terraferma, tutte le altre sono specie marine.


hydra 100x
Hydra 100x

Ma cosa hanno in comune organismi così apparentemente diversi, sia come forma che come habitat? Cnidaria deriva da Knide, il nome che gli antichi greci davano alla pianta dell'ortica e proprio la presenza di speciali cellule urticanti, chiamate nematocisti, è la caratteristica unica e distintiva di tutto questo gruppo di animali. Essendo perlopiù animali predatori queste cellule hanno un ruolo fondamentale nella cattura e nella difesa, ma in realtà quella di aprirsi di colpo, con l'incredibile pressione interna di centoquaranta atmosfere, per pungere o paralizzare la preda liberando tossine in meno di due millisecondi, è solo una delle numerose funzioni di queste strutture cellulari. Hydra ad esempio oltre alle nematocisti "penetranti" utilizza anche quelle "volventi" con le quali immobilizza le prede e quelle "glutinanti" che utilizza negli spostamenti permettendo all'animale di ancorarsi al substrato. Le tipologie di nematocisti sono comunque molto varie: delle approssimativamente trenta presenti nella totalità dei cnidari, gli idrozoi ne possiedono ben ventitré! Un esempio di polifunzionalità: quando la Natura trova una struttura efficiente la utilizza in tutti i modi possibili.
Hydra nematociste
400x tentacolo di Hydra con zooclorelle e nematociste carica

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400x Tentacolo Hydra con nematocisti cariche CdF

Altra struttura semplice e polifunzionale delle Hydre e di tutti i cnidari è il Celenteron, una cavità a forma di sacco che comunica solo con la bocca: ha la funzione di assimilare come uno stomaco, di digerire come gli intestini, di fornire un supporto scheletrico idrostatico ed infine di espulsione: questi antichissimi animali non hanno un ano! La preda avvinghiata ai tentacoli viene inserita nel celenteron attraverso la bocca, viene digerita in lunghe ore e poi i residui indigeribili vengono espulsi nuovamente dalla bocca.
Tutti i cnidari possono essere considerati organismi bidimensionali visto che la maggior parte delle cellule che li compongono sono concentrate sugli epiteli, sulle superfici: sono una sorta di "pelle viva" con tanto di sistema nervoso disposto a fitta rete neurale bidimensionale, con maggior concentrazione nel disco pedale e nella zona orale.

Hydra rete neurale

Eppure è proprio con i cnidari che per la prima volta prende avvio la tendenza evolutiva in base alla quale determinate cellule abbandonano gli epiteli per il tessuto connettivo sottostante: esempi viventi di come il tessuto muscolare e nervoso si siano evoluti dal tessuto epiteliale. Senza questi primordiali esperimenti della Natura noi umani non avremmo oggi la struttura organica che abbiamo!
Un sistema nervoso che permette una trasmissione "diffusa" dei segnali, come le increspature di un sasso su di uno stagno, permette fra l'altro ad Hydra diversi tipi di locomozione, oltre al semplice fluttuare, come lo spostamento a bruco (A) o quello a capriola (B)

Hydra movimento

La forma a fiore delle Hydre è comune anche alla maggior parte dei cnidari, sia nella struttura a medusa che in quella a polipo, per questo vengono definiti "i fiori del mare". Gli zoologi chiamano questa struttura “simmetria radiale” ed implica che le componenti, come i petali di una margherita, si ripetano e siano distribuiti a 360 gradi. La simmetria radiale si è rivelata vincente quando una risorsa, abbondante, ma diffusa, come plancton, luce o insetti impollinatori per i fiori, o un pericolo, può giungere, con uguale probabilità, da una qualsiasi direzione.
Inoltre la particolare Hydra che trovo così spesso nelle fresche acque dei vicini è di un colore verde brillante: Hydra Viridis, dovuto a zooclorelle, alghe che vivono in simbiosi al suo interno. Le zooclorelle ricevono dagli ospiti nutrienti, CO2, e un substrato esposto al sole ( per questo Hydra Viridis cerca la luce) ed in cambio forniscono i prodotti della fotosintesi che possono costituire fino al 90 per cento della loro alimentazione.
Un'idra quasi vegetariana quindi è forse per questo l'ho vista così poche volte ingurgitare qualcosa, a differenza delle altre Hydre "pallide".

Il nome Hydra nasce dalla capacità impressionante, in realtà comune a tutti i cnidari, di guarire e rigenerare parti perdute in seguito ad attacchi! come il mitico ed omonimo mostro al quale ricrescevano le teste tagliate. Questa proprietà rigenerativa insieme alle tossine delle nematocisti sono oggetto di studio nella ricerca di nuovi farmaci per contrastare l'invecchiamento, per malattie neurologiche, degenerative, autoimmuni... Molti dei "veleni" presenti in natura si sono già da tempo rivelati preziosi farmaci.
Questi organismi sono fra i primi animali pluricellulari comparsi sulla terra! I reperti fossili dei cnidari risalgono al Precambiano, seicento milioni di anni fa.
Proprio questa antichità ha recentemente gettato nello sconforto gli scienziati con la scoperta che anche gli idrozoi, nel loro piccolo, si ammalano di cancro: significa che il cancro ha un'origine evolutiva antichissima, che è correlato alla vita multicellulare e che quindi debellare il cancro è ancora più complicato di quanto ci si aspettasse! D'altro canto con questi animali possiamo disporre di organismi in più con cui studiarne la genesi, per sviluppare strategie più efficaci di cura.

Ma questi animali stanno scomparendo!

Hydra è solo una delle poche specie di acqua dolce, molto studiata solo perché facilmente accessibile ai naturalisti e biologi dell'Ottocento, ma la maggior parte dei cnidari vive nei mari ed i loro principali rappresentanti sono le madrepore, le barriere coralline. Queste scogliere competono per varietà solo con le foreste pluviali tropicali, considerate a rischio, ma a detta di J.E.N Veron, il più grande esperto mondiale di coralli, per le madrepore è già cominciato il funerale.
Non per motivi naturali, ma a causa dell'attività umana.
E non ne avremo solo un danno in quanto medicine, ricerche o cure mancate, ma anche per la perdita di una incredibile bellezza.
Gli organismi di questo pianeta si sono evoluti insieme a noi: il loro destino determina anche il nostro, anche se questo, per ignoranza o per una struttura mentale “da padroni”, non è subito evidente.

Veron conclude una sua accorante e deprimente conferenza (a cui purtroppo erano presenti solo persone già sensibili all'argomento) con queste parole:
"Usate la vostra influenza, per il futuro del pianeta, fate conoscere questa storia. Non è una favola. È la realtà."
È quello che ho cercato di fare qui, ora, con questo scritto e per i pochi amici cha avranno la pazienza di leggere.
È necessario, per principio, prendersi cura anche di ciò che normalmente ignoriamo... In attesa di una maggiore comprensione!


Dante Basili





Per consultare le fonti e per approfondimenti:
Alle origini del cancro, Valentina Murelli, Le Scienze 552
Corals of the World, JEN Veron, Australian Institute of Marine Science
La fine della barriera, Iain McCalman, Le Scienze 552
Per lo studio dei tumori sugli idrozoi del Prof. Thomas Bosch
Zoologia degli invertebrati, Barnes, Piccin (2014)
Acquario segreto, M. Gazzaniga, G.E. Castelnegrino (2012)
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Lo stato della Conoscenza


Caenorhabditis Elegans

La conoscenza della realtà e dei fenomeni naturali attraverso il metodo scientifico è qualcosa di affascinante, che può essere vissuto da un ricercatore allo stesso modo in cui un bambino guarda con stupore il mondo: la scienza è oggi, più che mai, la "favola più bella." Questo almeno per molti ricercatori che essendo veramente addentro all' argomento studiato percepiscono la grandezza di "quanto non si conosce" e vivono questa ignoranza come stimolo e come meraviglia. Abbiamo sequenziato il genoma umano, ma ne conosciamo in maniera approssimata la funzione di solo il 10 per cento, affermare (come fanno alcuni) che il restante 90 per cento non serve a nulla è un concetto molto improbabile in biologia. Caernorhabditis Elegans è un vermetto molto grazioso e comune per chi si occupa di microscopia dilettante, il suo primitivo sistema nervoso ha un totale di 7000 connessioni e ci sono voluti oltre 10 anni di lavoro per mapparle tutte: il Connettoma Umano (la totalità delle connessioni tra i neuroni di un sistema nervoso) è di cento miliardi di volte più grande ed il neuroscienziato Sebastian Seung del MIT, che si occupa di questo con passione, auspica che arriveremo a completarlo non prima della fine del secolo.
Come diceva il mio prof di laboratorio, quando ero ragazzo: "la conoscenza è come viaggiare in auto di notte, in un territorio sconosciuto: fai luce lì davanti ed un poco sui bordi, ma tutto intorno a te c'è il buio". E lui non era un pessimista, era un appassionato!
Dante Basili

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